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Caputo: «Mi sento un ragazzino, al Sassuolo posso dare molto»

Caputo: «Mi sento un ragazzino, al Sassuolo posso dare molto»

Il 32enne bomber: «Sono arrivato tardi in serie A, ma ancora non mi accontento Dopo la sosta Lazio e Juve: niente paura, possiamo creare problemi a chiunque»

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SASSUOLO. Il Sassuolo lavora già a pieno ritmo in attesa del match contro la Lazio: «Siamo contenti di com'è andata col Bologna e dobbiamo continuare a spingere - racconta Francesco Caputo - con i tre punti presi affrontiamo la settimana più rilassati, anche se conoscendo De Zerbi non sarà affatto così, lui vive ogni partita come una finale. Dopo la sosta ci aspetta un vero tour de force (Lazio e Juventus, ndr) ma, mantenendo l'equilibrio e la fame dimostrati nel derby, siamo consapevoli di poter mettere in difficoltà chiunque».

Cinque gol segnati finora in maglia neroverde e una gran voglia di fare bene in una società che lo ha fortemente voluto, come a dire che anche dopo i trent'anni un calciatore può ancora dare molto: «Sono arrivato tardi in A, ma sono contento per quello che sto facendo. Sto bene fisicamente, mi sento un ragazzino e mi alleno tutti i giorni. Questa è la cosa più importante, quando ti alleni e ti diverti significa che stai bene - le parole del bomber pugliese - penso di aver sempre dimostrato di non accontentarmi mai. Finché giocherò, cercherò sempre di dare il massimo, di conquistare qualcosa di nuovo, che mi faccia ancora crescere, anche a 32 anni. Sono così, cerco sempre di trascinare i miei compagni e la squadra, poi è il campo a dire la verità. Proverò a dare tutto me stesso fino alla fine».

Classe 1987, Caputo è uno degli “anziani” in un Sassuolo che punta sui giovani, tra questi Junior Traorè, arrivato con lui dall’Empoli: «È il terzo anno che sto con lui, posso dire di averlo un po' cresciuto. Il primo anno in B non giocava mai ma si allenava con noi, l'anno scorso in A è esploso definitivamente. Secondo me non ha espresso ancora al massimo le sue potenzialità, lo conosco bene e ha un talento straordinario. È un giovane del 2000, e bisogna gestirlo, secondo me farà parlare tanto di sé». —


 

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