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Sofferenza Juventus ma Higuain e Dybala ribaltano l’Atalanta

dall'inviato
Sofferenza Juventus ma Higuain e Dybala ribaltano l’Atalanta

Primato assicurato dalla coppia che doveva essere ceduta Squadra di Gasperini padrona del gioco, ma sbaglia un rigore

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bergamo. Non inganni il risultato. La Juventus soffre maledettamente e sfugge a una figuraccia soltanto nel finale, aggrappata a Gonzalo Higuain, centravanti che voleva cacciar via. Esistesse un dio del calcio, finirebbe in maniera diversa, invece i meriti dell’Atalanta finiscono a pezzi quando il Pipita acciuffa un pari fortunoso e i solisti abbandonano l’oblio.

Così, incredibilmente, dalla partita più dura, vissuta a lungo in balia dei bergamaschi, sboccia una delle vittorie più tonde, comunque conferma che il sarrismo è lontano e la vittoria dominante su qualsiasi filosofia. Higuain, implacabile, ribalta con una doppietta il vantaggio di Gosens, poi confeziona l’assist per Dybala. Sul 2-1 c’è anche l’ombra di un mani di Cuadrado non fischiato, destinato ad agitare le proteste e aggiungere un rimpianto al rigore sciupato da Barrow. «Tre punti persi, non uno – dice Gasperini –: siamo stati superiori in tutto, poi il pareggio ha cambiato l’inerzia della partita ed è venuta fuori la loro qualità. I falli di mano? C’è tanta confusione».

Intensità e ritmi elevati caratterizzano il match fin dalle prime battute: l’Atalanta non ha soggezione e la Juve non sa impadronirsi del gioco, perfino il possesso che è sua peculiarità resta in bilico. Tra duelli aspri e capovolgimenti frequenti, colpiscono la superiorità inattesa e la maggior concretezza nerazzurra, sintetizzata da una raffica di tiri nello specchio contro un unico tentativo di Higuain disinnescato da Palomino. Mentre Gollini osserva, Szczesny non ha tregua.

E una volta che non ci arriva lui, è De Sciglio a murare Hateboer. L’occasionissima rimane però il penalty fallito da Barrow, provocato dal braccio galeotto di Khedira. Nessuno dei rigoristi è in campo, il ragazzo non trema ma la traversa sì.

Restano negli occhi le proiezioni e i dribbling del Papu Gomez, ma è tutta l’Atalanta a girar bene: lega l’orgoglio da antica provincia con l’organizzazione sfacciata imparata da Gasperini. Dall’altra parte, fraseggi spezzati e azioni asfittiche: Bernardeschi è inconcludente, Ramsey che lo sostituisce dopo l’infortunio ordinario, in mediana pesano la lentezza di Khedira e l’imprecisione di Bentancur, davanti preoccupa il nervosismo di Dybala. «Dopo il rigore abbiamo perso la testa – ammette Sarri – e loro ci hanno messo in difficoltà».

Nella ripresa, la Juve finisce sballottata. Becca gol di testa da Gosens su cross di Barrow e sembra rischiare il crollo, invece, d’improvviso, un mosaico di rimpalli e deviazioni arma Higuain e restituisce, con la parità, fiducia alla Juventus. L’Atalanta non molla, ma non ha fortuna e sconta la superiore qualità avversaria, ci si mette pure una svista di Rocchi che non vede il mani di Cuadrado alla radice (per la verità lontana) del raddoppio.

In mezzo un altro mani di Emre Can in area, perdonato con il ricorso alla Var. Brutto colpo, la Dea sente di non meritare la sconfitta, ma né il cuore né il destino l’aiutano e arriva pure la mazzata di Dybala. Complimenti, ma niente punti. Per la Juve, il contrario ma va benissimo: pazienza se la rivoluzione prevedeva lo spettacolo e invece resistono cinismo e cattiveria. «C’è da lavorare – conclude Sarri –, ma quando gli avversari calano di ritmo la squadra ha l’istinto del killer. E per sfruttare queste qualità mentali ci vogliono anche quelle tecniche. Bene gli ultimi venti minuti». —

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