Gazzetta di Modena

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Mignani: «Modena piazza ambiziosa, ma io lo sono altrettanto: si può far bene»

Marco Costanzini

«Felice di avere avuto questa opportunità e ho trovato tanta disponibilità da parte dei giocatori. Il mio credo è il lavoro»

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«Sono ambizioso e so di essere arrivato in una piazza che lo è come me, spero di saper reggere le pressioni che ne derivano e conosco una sola strada per raggiungere gli obiettivi che condividiamo: il lavoro sul campo». Michele Mignani si è presentato con le idee chiare a Modena, rispettando alla lettera quando dichiarato in conferenza stampa: alle canoniche interviste si è infatti concesso solo al termine della sua prima giornata di lavoro sul campo, trascorsa a conoscere stadio, ambienti, staff e giocatori. Quarantasette anni, nato a Genova ma calcisticamente adottato da Siena, il nuovo tecnico gialloblù dovrà rimettere sui binari un progetto-Modena che la società vedeva ormai deragliato con Mauro Zironelli.

Mignani, com’è stato il primo giorno da allenatore del Modena?

«Ho avuto buone impressioni, ma fare valutazioni sarebbe affrettato. Avevo già seguito la squadra dal vivo e in tv, la quotidianità del campo di allenamento però è diversa. Se sono venuto a Modena è perché credo ci siano i presupposti per fare le cose per bene».

Qual è la difficoltà più grande quando si subentra?

«Il minor tempo che si ha a disposizione per trasmettere i propri concetti alla squadra. Questi primi giorni saranno lunghi e intensi, servirà ottimizzare il lavoro tra allenamenti e colloqui individuali».

Come è nata la trattativa con il Modena?

«Conosco il direttore Salvatori da tempo, essendo stato un suo giocatore alla Pistoiese. Mi è stata chiesta la disponibilità, ho incontrato la società e mi fa piacere che la scelta sia ricaduta su di me».

Ha già un’idea tattica?

«Con una partita così vicina, bisogna valutare in fretta. Ci vorrà lavoro, ma devo prima capire la recettività dei ragazzi. Quando si subentra serve attenzione, non rivoluzione. Mi piacerebbe creare un’identità di squadra, ma se servisse un po’ più di tempo potremmo anche adattarci all’avversario, seppure non mi piaccia».

Il suo modulo preferito, però, è il 4-3-1-2.

«Prediligo la difesa a quattro perché quella a tre, in realtà, è spesso a cinque e ti toglie un uomo in attacco, limitandoti in pericolosità. È un modulo che toglie ampiezza ma dà più spazi tra le linee. Penso che il Modena abbia i giocatori per farlo, contati solo a livello di terzini sinistri. Il concetto fondamentale, però, è sempre l’equilibrio».

La società le chiede di valorizzare anche il patrimonio dei giocatori più giovani di proprietà.

«La priorità è sempre la partita della domenica, ma c’è un’idea importante a lungo termine: un percorso per capire chi sia all’altezza di questa piazza anche in futuro. Per questo è prematuro parlare anche di mercato». —



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