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Ibrahimovic dice sì al Milan Pronto il ritorno in rossonero

Stefano Mancini
Ibrahimovic dice sì al Milan Pronto il ritorno in rossonero

Il fuoriclasse svedese accetta l’offerta di Maldini e Boban e riabbraccia la serie A Sei mesi a 3 milioni di euro, rinnovo legato al rendimento individuale e di squadra

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Nel lontano 2012, Zlatan Ibrahimovic lasciò l’ultimo Milan di spessore nazionale e internazionale per andare al Psg. Le strade si separavano in modo netto, questione di soldi e di interessi: la società rossonera cominciava a declinare, mentre in quella francese piovevano i petrodollari del Qatar.

Sette anni dopo, l’attaccante svedese e il Milan si ritrovano. All’ufficialità mancano solo alcuni dettagli, ma la società non smentisce più, come invece aveva fatto durante il lungo corteggiamento. Tre milioni l’ingaggio da qui a giugno, sei milioni per l’eventuale rinnovo legato al rendimento (presenze, reti e reti decisive) e ai risultati (il ritorno in Europa League o teoricamente in Champions, ma in quest’ultimo caso non basterebbe l’Ibra di un decennio fa).

Ultimi dettagli

La trattativa ha avuto un’accelerazione dopo il 5-0 subìto a Bergamo. Ai rossoneri servono un attaccante di peso in campo, una figura di riferimento ed esperienza nello spogliatoio e un giocatore immagine fuori dallo stadio. Ibrahimovic risponde a tutti i requisiti: per questo motivo Boban e Maldini hanno ottenuto il via libera del fondo Elliott, che pure ha come ragione sociale la promozione di calciatori giovani.

Già in novembre il commissioner della Lega calcio Usa, Don Graber, aveva dato per certo il trasferimento di Ibrahimovic al Milan dopo due stagioni con i Los Angeles Galaxy, ma la trattativa si era poi complicata. Lo sblocco significa che Stefano Pioli potrebbe avere a disposizione l’attaccante già nell’allenamento del 30 dicembre e poi il 6 gennaio a San Siro contro la Sampdoria.

Al posto di Piatek

Buon affare o mossa della disperazione? Il ritorno di Kakà e Shevchenko in rossonero fu un mezzo disastro, ma d’altronde se le alternative sono Piatek e Leao, vale la pena di correre il rischio. Ibrahimovic ha 38 anni, la stessa età di Federer. Con una differenza: l’icona del tennis quest’anno è arrivato alla finale di Wimbledon, mentre Ibra nelle ultime due stagioni si è misurato con il calcio made in Usa, che normalmente è il punto di arrivo dei campioni europei a fine carriera, e non viceversa.

Ibra ha indossato le maglie di Malmoe, Ajax, Juve, Inter, Barcellona, Milan, Psg e Manchester United, segnando 420 reti prima di espatriare oltre Oceano. Ha avuto un solo grave incidente al ginocchio che lo ha tenuto fuori per quasi un anno tra 2017 e 2018, per il resto si è tenuto in splendida forma, come testimoniano le foto di pettorali e addominali di cui fa sfoggio sui social. Trovargli un posto nel Milan attuale non comporterà sacrifici.

Leao gli consentirà di riprendere fiato, mentre Piatek finirà nella lista dei cedibili, un anno esatto (e 35 milioni) dopo il suo trionfale arrivo al posto di Higuain. Pioli avrà un centravanti che fa da sponda a Suso e Calhanoglu senza dover troppo modificare il 4-3-3 attuale. Se basterà a uscire dalla crisi. —



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