Decimo successo di fila per la Lazio formato vetta Ospina condanna il Napoli
Lassù ci deve essere qualcuno che ama così tanto questa Lazio da dieci (vittorie consecutive in campionato) e lode (terzo posto blindato) quaggiù da farle sempre arraffare, persino quando non lo meriterebbe, il bottino pieno. Forse saranno state le anime delle molteplici icone biancocelesti, celebrate nella suggestiva scenografia dell’Olimpico per i 120 anni di storia laziale, a irretire lo sciagurato Ospina, telecomandare nel sacco, con l’ausilio della disperata deviazione di Di Lorenzo, il pallone da tre punti sgraffignato dal solito Immobile e condannare alla capitolazione un Napoli a cui sarebbe andato stretto persino il pari. «In questo momento ci manca davvero poco per essere da scudetto», gongola Simone Inzaghi. Da ieri, dopo il record di 10 successi filati in campionato e con un Immobile da 20 reti in un girone, non è più utopistico fantasticare.
Del cambio di direzione del vento della sorte se n’è accorto il povero Napoli, costretto alla resa nella sua migliore interpretazione dell’era Gattuso dalla grottesca papera di Ospina: un palo di Zielinski, due interventi prodigiosi di Strakosha su Insigne e un salvataggio di faccia di Lulic su Llorente. «È davvero dura perdere così – mastica amaro Rino – . La squadra inizia a fare quello che chiedo». Magari non prendendo più un gol assurdo a partita, neanche una settimana dopo il pasticcio di Meret contro l’Inter, e con gli innesti di Demme e Lobotka, le cose non potranno che migliorare. Problemi che non riguardano questa Lazio da corsa grossa, più interessata a sperare che i cugini non si «scansino» davanti alla Juve. —
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