Ferrario torna re e il Modena piazza il colpaccio a Padova
CF9 match winner all’Euganeo con un colpo di testa al 58’ su pennellata di Mattioli. Prima vittoria del 2020 per i gialli
dall'inviato
Giovanni Balugani
padova. Lo sguardo di gioia di Carlo Ferrario che corre ad abbracciare Mattioli e il resto dei compagni dice tutto di questo Modena. Un gesto che può sembrar normale, ma non lo è. Non lo è per le settimane che il centravanti si lascia alle spalle, fatte di spifferi di mercato, di occasioni sbagliate e di quel sentirsi la seconda scelta in attesa di chissà quale futuro. E allora quegli occhi genuini che vanno a cercare i compagni sono solo all’apparenza un gesto scontato. Perché le squadre, quelle che vogliono lasciare il segno, si vedono nei piccoli gesti. E questo è uno di quelli.
effetto mignani
La vittoria a Padova è l’emblema dell’atteggiamento tattico e caratteriale di Mignani. In cinque giornate il tecnico ha raccolto quattro vittorie (due in trasferta compresa quella di Trieste su campi ostici) e ha subito una sola rete. I gialli sono in piena zona playoff e ci sono arrivati grazie alla restaurata serenità e solidità portata dall’allenatore. La partita dell’Euganeo ne è l’esempio, il Modena si trova di fronte una squadra ferita, che avrebbe dovuto uccidere il campionato e invece arranca, e con un tecnico, Sullo, sull’orlo dell’esonero.
Però il Padova è sempre il Padova, nel blasone e nei giocatori: i canarini gli lasciano le briciole. Alcune palle inattive e poco altro, con una fase difensiva pressoché perfetta grazie a Zaro e Ingegneri, che vengono aiutati da Gagno in un paio di occasioni, come quando il portiere si supera su un colpo di testa dell’ex Andelkovic (53’).
IL CENTROCAMPO PICCOLO
Se dietro il Modena non soffre mai, a centrocampo la sfida sulla carta è ardua. Mignani sceglie tre “piccoletti” come Pezzella, Rabiu e l’ultimo arrivato Muroni che fa il suo. Di fronte esperienza e fisicità, come quella di Hallfredsson uno che ha fatto la serie A e indossato la maglia della nazionale islandese, e che a un certo punto deve essersi chiesto chi fosse quel folletto che per tutta la partita lo ha punzecchiato.
Glielo presentiamo, è Mario Rabiu, classe 2000, migliore in campo. Decine di palloni toccati e sporcati e poi, a differenza di domenica scorsa, la scelta più semplice in fase di possesso. L’appoggio vicino che spesso e volentieri ha il nome di Pezzella, anche ieri in palla.
la svolta del bomber
E allora dopo un primo tempo in cui il Modena prende le redini del gioco ma non punge, i canarini entrano nel secondo mantenendo un atteggiamento propositivo. Tulissi non avrà il tocco del 10, ma è un leone. Al 58’ si fa trenta metri palla al piede e guadagna una punizione che lui stesso calcia. Minelli si salva lateralmente e Mattioli fa una delle tante cose utili della sua partita, disegnando un cross perfetto. Ruba un tempo alla difesa del Padova, che infatti perde Ferrario che insacca.
le altre piccole cose
Poi quella corsa raccontata prima. È solo il 58’ e anche se l’Euganeo si spazientisce la strada verso il 90’ è ancora lunga. Ma il Modena è solido. E lo è proprio in quelle piccole cose che ciascun canarino fa. Compreso Spagnoli che, pur sprecando un contropiede poco prima del gol, rincorre chiunque gli passi vicino. I piedi buoni di Pezzella e Mattioli gestiscono la palla e fan guadagnare minuti, gli strappi di Tulissi, che fa sentire i muscoli a tutti, danno respiro ai gialli, che dietro non soffrono nulla, anche perché Gagno arriva sempre sui palloni vaganti. Un’uscita, un triangolo, un contrasto, uno scatto: piccole cose del Modena di Mignani. Ora settimo. Chi l’avrebbe detto? —
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