Bel Modena, ma non basta: il Vicenza spezza l’incantesimo
Gialli a muso duro al Menti nel duello con la capolista, ma trafitti da Cappelletti al 12’. È la prima sconfitta dell’era Mignani
Gli episodi spesso vengono chiamati in causa per spiegare gli esiti delle partite. Mai come nello scontro al Menti con la capolista il Modena può, a ragione, appellarsi alle situazioni decisive del match per analizzare la sconfitta rimediata. Per la prima volta i gialli di Mignani devono assaporare il gusto amaro del ko, possono però spremere il succo positivo dal frutto di una prestazione che regala comunque vitamine per guardare avanti. In effetti la formazione gialloblù non ha per nulla demeritato al cospetto della corazzata biancorossa.
Una squadra, quella di Di Carlo, che in barba alle tattiche lisergiche degli scienziati del football gioca calcio più pratico e sparagnino possibile, puntando su una difesa imperforabile e alcune individualità di grande rilievo. Il Modena ha perso perché, rispetto ai biancorossi, ha avuto un pizzico in più di sfortuna sulle occasioni create e qualche cambio in meno visto che molti di quelli in panchina erano giocatori reduci da infortunio o addirittura acciaccati dell'ultimo momento. Come ad esempio Spagnoli che ha dovuto dare forfait proprio alla vigilia, aggiungendosi all'assenza di Gagno bloccato dalla febbre e sostituito tra i pali da un Pacini che ha ben figurato. Mignani durante la partita si è spazientito su alcune imprecisioni ed errori dei suoi giocatori; il tecnico canarino, specie nella ripresa, ha intuito per primo che c'erano le possibilità per la sua squadra di rimettere in discussione il risultato. Che alla fine è stato deciso solo da un gol di Cappelletti. Il difensore vicentino è stato abile al 12' a sfruttare un angolo di Vandeputte incrociando un colpo di testa che dopo aver toccato il palo è finito in porta. Una rete che stata il giusto premio per i biancorossi autori di un avvio di partita a perdifiato, chiaramente studiato da Di Carlo; nel primo quarto d'ora di gara infatti, il Modena non ha praticamente mai messo il naso fuori dalla propria metà campo. Il Vicenza ha aggredito la partita, schiacciando sull'acceleratore e costringendo i gialli ad un'apnea forzata. Trovata la rete però, i veneti hanno decisamente rallentato, calando le frequenze e lasciando che pian piano il Modena ritrovasse identità e gioco.
Trascinati da un Rabiu sempre più padrone del palleggio e un Tulissi tanto inesauribile quanto imprendibile nelle sue partenze palla al piede, il Modena ha riequilibrato la gara dimostrando di avere ormai geometrie solide sulle quali appoggiarsi. Certamente meno certezze in attacco per la coppia Ferrario-Rossetti, che proprio al Menti con l'Arzignano avevano già avuto modo di giocare fianco a fianco ma che la squadra, pur arrivando sulla trequarti con lucidità, ha faticato a servire con efficacia.
Nella ripresa, il Modena alla manovra ha aggiunto anche una maggior pericolosità. Prima il solito Tulissi ha suonato la carica creando i presupposti per il pareggio e trovando la prima vera palla gol, poi Muroni si è presentato in area sulla sinistra e da ottima posizione ha chiamato all'intervento Grandi. Così come decisivo è stato il salvataggio di Cappelletti che ha anticipato e tolto a Ferrario una palla che sarebbe stata solo da spingere dentro. In mezzo un tiro di Vandeputte parato da Pacini e nel finale un altro grande intervento del giovane portiere canarino su Arma che ha evitato il raddoppio.
Finisce con i cori di esultanza che in sala stampa si sentono arrivare dallo spogliatoio biancorosso. Il segno evidente che la capolista ha riconosciuto il valore dell'avversario e lo spessore della vittoria ottenuta, l'ottava in nove partite che testimoniano la solidità di una formazione che ha portato a sette i punti di vantaggio sulla prima inseguitrice. Al Modena non resta che guardare ad una classifica ancora da play off e ad un'identità di squadra che appare ormai acquisita. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
