Il derby di San Siro ritrova Ibra Con lui 4 scudetti a Milano
Le sue presenze con Inter e Milan hanno segnato l’ultimo periodo vincente del calcio cittadino Lo svedese ha contribuito alla conquista di tre titoli con i nerazzurri e uno con i rossoneri
il personaggio
Roberto Condio
L’ultimo dei suoi nove derby milanesi Ibrahimovic lo ha giocato il 6 maggio 2012. Doppietta a cavallo dell’intervallo, utile per ribaltare provvisoriamente l’Inter in vantaggio con Milito, ma insufficiente per vincere e mantenere il Milan a contatto con la Juve. Quel 4-2 subito da una rivale con 22 punti in meno in classifica significò l’addio alle speranze di scudetto con 90’ di anticipo e, di fatto, l’inizio del ciclo d’oro dei bianconeri. Li allenava Conte che oggi guida l’Inter in lotta per il titolo con la Juve e che domenica cercherà contro il Milan del ritrovato Ibra di alimentare il suo sogno tricolore. Intrecci suggestivi, cerchi che si chiudono. Con al centro sempre S. Siro e l’asso svedese che, a 38 anni, ha scelto di rimettersi in gioco dopo due stagioni nella Mls Usa e di «tornare a casa» per aiutare il Diavolo in difficoltà.
Ha inciso subito, Ibrahimovic. Due gol e l’atteso effetto galvanizzante sui compagni nelle quattro partite e mezza già giocate. Ha saltato il Verona causa influenza, ieri ha ripreso ad allenarsi in campo e, a scanso di equivoci, ha postato sui social il suo ruggito leonino, che nel giro di sei ore ha superato i 4 milioni di visualizzazioni. È tornato per questo tipo di partite, dopo la «vacanza» americana. Ci guadagna lui, ma anche il derby che ha già vissuto sulle due sponde, segnando per entrambe. Come minimo, il terzo periodo milanese di Ibra richiama alla mente i primi due, gli ultimi con il calcio rossonerazzurro davanti a tutti, non solo in Italia. Zlatan arrivò all’Inter dalla Juve. Proprio come hanno fatto molti anni dopo Conte e Marotta. Era il 2006, Calciopoli cambiò tutto: Juve in B e tre scudetti di fila per il neo nerazzurro. Che, però, con la Champions che continuava a sfuggirgli, si fece venire il mal di pancia e, nel 2009, andò al Barcellona. Fu l’autogol più clamoroso: blaugrana a secco (ed eliminati in Europa dagli ex compagni dello svedese) nell’anno del Triplete di Mourinho e di Eto’o, arrivato dal Barça come parziale contropartita oltre ai 46 milioni incassati da Moratti. Così, il 28 agosto 2010, riecco lo smisurato ego di Ibra sui Navigli. Sull’altra sponda, per una sfida lanciata con queste parole: «Il Milan mi ha ridato il sorriso. Interisti traditi? Adesso che hanno vinto tutto, non credo che pensino a me».
Sull’erba di S. Siro promise subito: «Vinceremo tutto». In due anni si dovette accontentare di un altro scudetto e di una Supercoppa. Strappata a Pechino all’Inter anche grazie a un suo gol. Bei tempi, per il calcio milanese. Con Ibra, l’Inter ha vinto tre dei suoi ultimi quattro tricolori e il Milan l’ultimo. Sarà un caso, ma domenica una squadra inseguirà punti cruciali per lo scudetto e in un derby del girone di ritorno non capitava dal 4-2 del 2012, dall’ultima volta di Ibra.
Adesso c’è di nuovo lui, da veterano, forse vicino al passo d’addio, ma ancora motivatissimo. E ci sono, dall’altra parte, i debuttanti Eriksen, Young e Moses. Oltre a Lukaku che all’andata ha già lasciato il segno. C’è Milano che tra vecchi e nuovi idoli sta provando a rialzare la testa. Con la speranza che possa essere finalmente l’anno buono. —
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