Anderson di nuovo al top: «Leo Shoes, ora gioco anche per mio figlio»
«A Modena sono felice, presto mi raggiungerà la famiglia In nazionale sono opposto, non è facile fare il martello»
MODENA. Anche Milano si è dovuta piegare alla dura legge del Pala Panini. È arrivata un'altra grande vittoria in casa Leo Shoes che ha schiantato 3-0 l’Allianz Powervolley. Una macchina da guerra la “nuova” Modena, che continua la sua crescita in vista della final four di Coppa Italia. Una delle chiavi della trasformazione della Leo Shoes è sicuramente Matt Anderson, finalmente ritrovato dopo un periodo prolungato di appannamento. Il fuoriclasse americano è diventato papà e punta a trascinare Modena in tutte le manifestazioni.
Anderson la Leo Shoes vince e convince.
«In queste settimane abbiamo sfruttato al meglio il tempo che avevamo a disposizione per lavorare insieme, e siamo riusciti a crescere e migliorare. Ce la stiamo facendo, anche se giocare ogni tre giorni sicuramente non è facile. Però continuiamo ad allenarci con grande continuità, c'è qualcosa dentro la nostra testa che è cambiato in questo 2020: la fiducia. Siamo più fiduciosi e questo si vede in campo».
Anche le tue prestazioni sono cresciute molto.
«In nazionale gioco da opposto, come sapete, quindi per me non è facile scendere in campo da schiacciatore. Ovviamente le differenze non sono tante, soprattutto a questi livelli, perché un professionista deve sapersi adattare e giocare in più ruoli. Devo solamente allenarmi di più e trovare i punti di riferimento in campo. Le grandi differenze sono ovviamente la ricezione e gli attacchi fatti dalla parte sinistra del campo. Su queste cose mi sto impegnando molto e sto crescendo».
In campo sembri divertirti molto, come ti trovi invece fuori dal campo?
«Sono molto felice a Modena. Anche la mia famiglia si trova benissimo e, tra due o tre settimane, mi raggiungeranno qua in città. Sono molto felice di essere diventato padre».
Sei diventato padre da pochi giorni, che cosa cambia in campo?
«Da quando è nato mio figlio, Michael James, gioco anche per qualcun altro, un nuovo membro della mia famiglia». —
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