Le deluse nel torneo tabù Inter in Bulgaria senza big Roma, turnover abolito
Non la vinciamo dal 1999, quando ancora si chiamava Coppa Uefa. E nelle ultime quattro edizioni al massimo siamo arrivati (appena due volte, con Lazio e Napoli) ai quarti. Riecco l’Europa League, vero tabù di noi italiani. Riparte stasera con l’andata dei sedicesimi e offre a Inter e Roma la chance di rilanciarsi dopo le fresche delusioni in campionato. Conte ha perso il primo spareggio-scudetto con la Lazio e ha vinto due sole volte negli ultimi cinque turni; Fonseca, con cinque ko su sette e il posto-Champions a -6, sta ancora peggio.
Già fuori anche dalla Coppa Italia, il portoghese non può permettersi altri inciampi: per questo, contro il Gent belga schiererà la Roma migliore. «Qui si crea una negatività che non capisco – confessa –. La prima cosa che mi hanno detto quando sono arrivato è che a Roma è molto difficile perché c’è una grande pressione. Ma la pressione esiste ovunque, qui diventa una scusa».
L’Inter, invece, cambierà moltissimo. È in chiara flessione e non ha ancora inserito Eriksen. La scomoda trasferta di Razgrad, Bulgaria, serve anche a far rifiatare titolarissimi stanchi. Brozovic e Skriniar sono rimasti a Milano con gli indisponibili che sono ben cinque. E in panchina dovrebbero accomodarsi De Vrij e Lukaku.
Toccherà finalmente al danese ex Tottenham dal 1’. «Ma sul suo impiego vedo troppa ansia dei media – ha detto Conte –. Da parte nostra, invece, c’è grande serenità». Parlano però i numeri: all’Inter da 25 giorni, Eriksen ha giocato una sola volta titolare, a Udine. Troppo poco, davvero, per chi avrebbe dovuto apportare subito qualità. Anche l’Inter, comunque, non può più sbagliare. Specie contro un Ludogorets che starà pure vincendo il campionato bulgaro per il 9° anno di fila, ma in Europa è poca cosa.
C’è poi Conte che ha una buona ragione in più per fare bella figura, riscattando l’uscita anticipata dalla Champions. In Europa è ancora senza titoli. In Europa League, addirittura, ha un solo precedente che è la macchia più vistosa del suo triennio juventino. Ultima stagione 2013-2014: dopo l’uscita dalla Champions sotto la nevicata di Istanbul, l’eliminazione nella semifinale della coppa-bis contro il Benfica a un passo dalla finale prevista nello Stadium bianconero. —
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