Sarzi Puttini e il Carpi, come una favola
Daniele Sarzi Puttini ha solamente 23 anni, ma pare già un veterano del Carpi. Il suo doppio cognome, infatti, è un ritornello fisso tra chi segue da vicino le vicende biancorosse. La storia tra il terzino mantovano e il club di via Marx è ormai lunga 10 anni. Era il 2010 quando un 14enne appassionato di calcio lasciava tutti i giorni, o quasi, la sua Dosolo. Un pullmino del Carpi lo accompagnava agli allenamenti e lo riportava a casa la sera. Così è stato per diverse stagioni, fino alle esperienze con la Primavera e fino all’esordio in serie B (contro Juve Stabia prima e Catania poi). Da lì un lungo girovagare per la serie C, almeno fino a questa estate. L’estate che ha segnato un punto di svolta nella carriera di Sarzi Puttini: «Sono tornato a Carpi per giocare, in pianta stabile, in prima squadra. Una grande soddisfazione per me che sono cresciuto nel vivaio e che, come molti ragazzini, ho sognato di giocare anche nel calcio dei grandi. Gli inizi non sono stati dei più semplici, far coesistere lo studio e lo sport non è certo un esercizio di poco conto. Soprattutto se a scuola vai così così… (ride, ndr)». Il presente parla di un calciatore fondamentale per le economie biancorosse. Tanto che al primo acciacco fisico, l’allarme di Riolfo si accende immediatamente. Come, tra l’altro, è successo nell’ultimo periodo: «Ho sempre cercato di gestirmi durante la settimana per poi avere la possibilità di non gestirmi durante la partita. Un grosso aiuto è sicuramente arrivato dallo staff che mi ha sempre seguito con attenzione». E i risultati si sono visti: 18 partite disputate, 4 assist. «Ma per questa squadra giocherei anche con una gamba sola»: sottolinea Sarzi Puttini che poi sposta il mirino sulla classifica e sulla sfida alla FeralpiSalò. «Non guardiamo più di tanto la nostra posizione, piuttosto rimaniamo concentrati sulla settimana di lavoro. Non esiste una partita facile, non ci sono squadre materasso. Contro la Feralpi sarà dura, possono contare su di una rosa di primo piano». Poi, però, il calendario concederà una tregua: «Chi si deve salvare è sempre un pericolo, come dicevo non bisognerà abbassare la guardia». —
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