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Juve all’esame Lione da grande favorita «La coppa un sogno»

dall'inviato a Lione

Sarri alla vigilia smorza la tensione dei suoi  «In Italia obbligati a vincere, in Europa no» 

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la vigilia

dall'inviato a Lione

Dov’eravamo rimasti? A una notte fredda di Mosca, a una magia di Douglas Costa, agli ottavi di Champions conquistati con due giornate d’anticipo: una piccola medaglia per Sarri, né Conte né Allegri c’erano riusciti. Dopo quel successo, ancora sei punti per chiudere in vetta il girone, poi l’urna di Nyon e l’attesa per questa sfida che porta la stagione nel clou. Perché il dominio italiano gratifica ma non appaga, è l’Europa a popolare i sogni di una società stanca di delusioni. Il bello, il difficile, cominciano stasera dentro uno stadio gioiello di architettura e tecnologia, inaugurato quattro anni fa in vista degli Europei: davanti il Lione che non decolla in Ligue 1 e su cui forse solo il presidente Aulas scommette.

La Juventus comincia il cammino verso il traguardo più ambito, quello che baratterebbe con tutto, e Sarri affronta l’esame più duro: pazienza se il gioco latita e l’estetica è rimasta una promessa, se la classe dei campioni ha oscurato l’Idea, alla Juventus conta vincere e non c’è missione più importante.

Finora è filato tutto liscio, primato in campionato e finale di Coppa Italia possibilissima, ingresso in carrozza agli ottavi di Champions, ma da oggi, in questa competizione soprattutto, i risultati saranno un obbligo: fuoriclasse e budget non regalano certezze, le gare a eliminazione diretta sono sempre scivolose, però la consapevolezza delle difficoltà non attenua responsabilità e pressioni. «In realtà io sento più il peso in Italia - spiega Sarri - perché lì abbiamo l’obbligo di centrare gli obiettivi: in Europa siamo tra le dieci-dodici squadre che hanno questo obiettivo. La Champions, in questo momento, per il nostro calcio è un sogno difficilissimo: vent’anni fa eravamo leader in Europa, poi siamo stati capaci di farci superare da diversi Paesi. Siamo molto fortunati a poterlo inseguire: se lo raggiungi è un’estasi, se non lo raggiungi ti sei goduto il viaggio».

Sarri è sincero, forse un filo scaramantico, comunque pronto a fare di tutto per scrivere la storia lui che in Europa s’è affacciato tardi eppure ha inciso tracce importanti. Non conosce l’emozione dello scudetto, ma ha sollevato l’Europa League con il Chelsea e a questo primo snodo di Champions che conta si presenta con una striscia da record: 22 partite in Coppa senza sconfitte, due anni di punti e soddisfazioni.

Stasera proverà ad allungarla, senza fidarsi troppo dei pronostici a senso unico, dei ritratti del Lione e nemmeno delle sue sensazioni: «Nella rifinitura la palla viaggiava bene, ma il miglior allenamento – sorride - lo avevamo fatto alla vigilia della Supercoppa». Di sicuro si fida di Ronaldo, l’uomo che ha tenuto su la Juve: «Bastano i numeri a descrivere il suo stato di forma, è un giocatore trascinante che sta bene da ogni punto di vista». Soprattutto, però, si fida di Andrea Agnelli: «Il mio futuro legato alla Champions? Il presidente ha parlato di progetto triennale e in lui ho grande fiducia». —

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