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Leclerc: «Così copio Hamilton e resto me stesso. Non siamo in crisi»

Stefano Moncini
Leclerc: «Così  copio Hamilton e resto me stesso. Non siamo in crisi»

Il pilota della Ferrari sfida la Mercedes: «Vettel mi ha aiutato molto al mio arrivo»

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BARCELLONA. Ore 10,30, inizio dell’intervista. Lo smartphone di Charles Leclerc emette un trillo. «È la sveglia, di solito mi alzo a quest’ora». Sorriso. Come fa a restare il bravo ragazzo educato e disponibile dopo essere diventato un simbolo della next gen di Formula 1? «Mi chiudo in una bolla con la famiglia e gli amici d’infanzia. I tifosi premono per entrare, ed è normale. Senza di loro questo sport non esisterebbe». Nei test a Barcellona la Ferrari non ha brillato: segnali di crisi o gioco a nascondino? Leclerc ripete lo slogan di questo inizio 2020: «Ci siamo concentrati sul nostro lavoro. A Melbourne capiremo a che punto siamo». Mercedes e Red Bull volano, la Racing Point è poco dietro. A meno di due settimane dal via solo la SF1000 sembra in ritardo. «Volevamo aumentare il carico aerodinamico e ci siamo riusciti, anche se come conseguenza siamo più lenti in rettilineo. Che sia o meno una buona cosa lo vedremo alla prima gara». Un motivo per essere ottimisti? «Abbiamo più flessibilità nelle regolazioni: possiamo cambiare assetto per adattarci ai circuiti e ai nostri stili di guida. Per questo nei test abbiamo pensato innanzitutto a capire la macchina». Si parlerà molto del suo compagno di squadra per il 2021: avere ancora Vettel accanto è importante? «Si impara da tutti. Seb mi ha aiutato tantissimo al mio debutto in Ferrari e continuerò a imparare da lui e dalla sua esperienza». Se dovesse scegliere lei il suo compagno? «L’importante è che sia veloce, ci spingiamo a vicenda». Cosa invidia a Hamilton e Verstappen? «Lewis è davvero bravo, ma di lui mi colpisce in particolare la costanza di rendimento: dà sempre il 100 per cento. È una caratteristica su cui sto lavorando». Hamilton parla bene di lei: dove nasce la simpatia? «Nei suoi confronti sono rispettoso. Credo che lo apprezzi e che sia reciproco. Il rispetto è l’atteggiamento giusto nello sport. Lontano dalle piste non abbiamo nessun contatto». Le ha fatto i complimenti dopo il successo a Monza? «Una parolina c’è stata, del tutto amichevole, per il contatto che abbiamo avuto alla Roggia. Mi ha detto che ero andato al limite, ci sta, fa parte del gioco. E lui lo capisce». Con Verstappen il rapporto non è così sereno. «Non più. Dai duelli sui kart di una decina di anni fa siamo cresciuti molto. Le nostre battaglie sono al limite, più che con Lewis, e viste dall’esterno sono più divertenti. Max è più aggressivo di Hamilton, io mi adatto e divento più aggressivo con lui». Si è mai chiesto che cosa significhi per un quattro volte campione del mondo come Vettel essere battuto da un ragazzo di 22 anni alla seconda stagione in F1? «Quando ero piccolo mi focalizzavo tanto sugli altri e poco su di me. È un difetto che ho corretto con il tempo. Seb in quanto compagno di squadra è il primo pilota da battere, perché è l’unico punto di riferimento con la stessa monoposto. Non ho mai pensato a che cosa provi». Un anno in Ferrari le ha dato popolarità e ricchezza: come cambia il suo rapporto con il mondo? «È importante mantenere i punti di riferimento: papà mi ha accompagnato nel motorsport, mamma mi è vicina nei momenti difficili, Nicolas (Todt, il suo manager, ndr ) mi permette di concentrarmi solo sulla guida». In poco tempo ha perso il papà e gli amici Jules Bianchi e Anthoine Hubert: il dolore aiuta a crescere? «Sì, perché ti insegna a relativizzare, ma avrei preferito crescere in un’altra maniera. Anche se al dolore ti abitui, non dimentichi mai». Le piacerebbe correre una volta a parità di macchina con Verstappen e Hamilton? «Sì, molto. Allargherei la sfida ad altri piloti: avremmo delle belle sorprese». Se avesse una bacchetta magica e un desiderio da esaudire? «In Formula 1 io creerei un motore 12 cilindri che non inquina. Quanto a me, mi toglierei il vizio della cioccolata».

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