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Coronavirus, quando il basket smette di andare a canestro

Fabrizio Morandi
Coronavirus, quando il basket smette di andare a canestro

Allenatori e dirigenti modenesi commentano il blocco totale dei campionati Modena, Carpi, Vignola, Medolla, Cavezzo: «Spiace, ma alla fine è giusto così»

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Va agli archivi delle cronache la prima settimana di contagio da Coronavirus in Italia. Il basket modenese (e non) come ha affrontato quindi questa emergenza? Abbiamo provato a chiederlo ai diretti interessati, ma prima un piccolo preambolo.

Già, perché all’uscita delle prime notizie una settimana fa, nel giro di 24 ore si è capito subito che non si sarebbe giocato, così lo scorso turno è stato disputato a metà, fra chi ha giocato e chi no.

La Circolare Regionale di inizio settimana chiarisce: allenamenti sì, ma a porte chiuse. Lo sport professionistico decide di giocare a porte chiuse, altre Federazioni (come la FIP) bloccano i campionati e da noi?

Partiamo da Carpi, attuale epicentro del contagio nella nostra Provincia (8 casi), così ci racconta Giorgio Valenti (GM Nazareno Carpi): «Noi non entriamo in palestra da giovedì 20 febbraio, prima della partita poi rinviata di Parma. Rispettiamo le cause di forza maggiore e condividiamo le scelte fatte dalle Federazioni, dei Comitati Regionali e delle amministrazioni locali ma lo stop sta diventando molto lungo – considerato che essendo zona con più casi è sospesa ogni attività in palestra – per mantenere perlomeno la forma fisica stiamo sensibilizzando gli atleti a condurre individualmente il lavoro atletico. Ci si prospetta un finale di campionato in cui dovremo concentrare molte partite in un breve periodo ma allo stato attuale delle cose poter svolgere l'attività in modo regolare sarebbe già positivo».

In giro invece c’è chi propende per il blocco e chi no, a Modena ad esempio l’Universal Basket così si è mossa ci racconta la Presidente Antonia Cesareo: «Domenica 23 febbraio, quando ho saputo della Ordinanza emanata dalla Regione dove si imponeva la chiusura delle scuole e lo stop a tutte le manifestazioni sportive fino al 1° marzo, lasciando a discrezione delle società sportive se sospendere o meno gli allenamenti non nascondo di essermi arrabbiata pensando ad uno scaricabarile di responsabilità, ma poi riflettendo abbiamo bloccato le attività pensando che non avremmo mai voluto avere la responsabilità morale che qualche ragazzo potesse essere contagiato in palestra durante gli allenamenti. Durante la settimana abbiamo maturato il pensiero che non fosse giusto da parte nostra arrogarci il diritto di decidere per tutti, sottovalutando il diritto di ogni genitore di poter fare le scelte che gli competono, mentre quello che compete a noi è di dare la continuità di un servizio fondamentale per i ragazzi: fare sport. Quindi vista l'Ordinanza che rinnovava lo stop fino all'8 marzo, abbiamo indetto una specie di referendum per capire cosa pensasse la maggioranza dei genitori e appurato che la maggioranza avrebbe preferito riprendere l'attività, lunedì abbiamo ripreso gli allenamenti fornendo ai genitori una serie di consigli comportamentali».

Nessun referendum in casa SBM Modena, ce lo racconta il dirigente Gian Carlo Barbieri: «Abbiamo saltato tutti la settimana scorsa, nonostante si potesse andare in palestra per gli allenamenti. Abbiamo ricominciato oggi con alcune cautele, come prendere una borraccia personale, evitare che i genitori stiano ad aspettare in palestra o che i ragazzi facciano la doccia alternati».

In Provincia atteggiamenti simili, Sergio Smerieri (coach Gester Vignola Serie D): «Credo sia stato giusto prendere un momento di riflessione della situazione, sono fiducioso che si riesca a circoscriverla, ma prendersi rischi in ambienti affollati era un rischio eccessivo. Unica cosa, avrei proseguito i campionati a porte chiuse, mentre un blocco così rischia di accavallare tutto. Poi per carità, parliamo di campionati minori a impatto economico nullo, non abbiamo biglietti venduti o dritti tv da rispettare e la salute è prioritaria».

Claudio Carretti (Basket Cavezzo) la pensa in modo abbastanza simile: «Abbiamo cercato di avere rispetto delle decisioni delle autorità, cercando di mantenere la routine settimanale, per noi i problemi sportivi stanno nello slittamento dei playoff, ma nulla rispetto alla cornice, perché per fortuna stiamo solo parlando di basket».

Gigi Sacchetti (coach PT Medolla, Promozione) è anch’esso sulla stessa lunghezza d’onda: «Proviamo ad allenarci cercando di rispettare il sovraffollamento dividendo i ragazzi negli spogliatoi, dal punto di vista tecnico lavoriamo parecchio sui fondamentali individuali con e senza palla, poi preparazione atletica, potenziamento e coordinazione».

Ma il focus va anche sui più giovani ad esempio Marina Scaltriti, attualmente col MB Pico Mirandola, ex-arbitro ed un passato lavorativo da operatore sanitario ci racconta: «La Polisportiva da noi ha chiuso tutto, siamo fermi anche questa settimana. Trovo il provvedimento giusto, avere le palestre aperte e le scuole chiuse non ha senso, molti bimbi sono accuditi dai nonni e siccome le persone anziane sono quelle più a rischio è un buon modo per proteggere i propri cari e le persone anziane in famiglia».

Ma si comincia a riaprire anche fra i giovani come ci racconta Massimo Lombardi (coach U16 Magreta): «Abbiamo rispettato quanto definito a livello regionale per una settimana. Lunedì abbiamo ricominciato l’attività con grande rispetto per chi ha deciso di lasciare a casa i propri figli. Credo che ricominciare l’attività faccia bene ai ragazzi, che di giorno hanno comunque riscoperto il campetto».

Il pensiero prevalente per molti è comunque l’accavallarsi di impegni che saranno, quando (e se) la situazione si sbloccherà. E fuori Modena? Abbiamo sentito due “emigranti” modenesi in province limitrofe. Ad esempio Guido Boni (coach Novellara, C Silver) ci ha raccontato che: «Ci stiamo adeguando alle Direttive Regionali e Nazionali, dopo che la Regione ha deciso che era possibile riprendere ad allenarsi l’abbiamo fatto, ma il Comune ha interrotto giustamente per tutti i Gruppi fino all’U20 l’attività per andare in coerenza con le direttive nazionali e andare in parallelo con le chiusure delle Scuole. Ci sarà l’ovvio problema dei recuperi di 2-3 turni di campionato, attendiamo notizie dalla FIP perché le date sono veramente poche e compresse».

Leggermente diverso l’approccio nel bolognese ad Anzola dove lavora come DS Pietro Manzini: «Questo fermo obbligato crea apprensione quando eventualmente si dovrà riprendere, perché servirà una flessibilità estrema. Noi stiamo allenandoci a porte chiuse quotidianamente, con i ragazzi anche doppio allenamento, mattino e pomeriggio, con clima positivo. Un po’ diverso l’approccio dei senior che senza prospettiva hanno un atteggiamento quasi da fine stagione, quando non lo è, questo è un aspetto che non ci siamo fin qui mai trovati ad affrontare». —



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