Nba a rischio porte chiuse LeBron: «Così non gioco»
Anche il campionato più ricco e organizzato del mondo rischia di spaccarsi. Ai tempi del Coronavirus può succedere anche che il copione preparato da chi gestisce la Nba, in caso di peggioramento della situazione del Covid-19 negli Usa (al momento 300 casi e 17 morti) , non sia condiviso dal suo principale attore protagonista. Venerdì dagli uffici del commissioner David Silver – dopo il documento con istruzioni, consigli e precauzioni recapitato a tutti i giocatori per diminuire le possibilità di contagio – è partita una nota indirizzata alle 30 franchigie: prepararsi a giocare anche delle partite a porte chiuse, identificare i membri di un esiguo staff essenziale al fianco della squadra e accingersi a condurre controlli approfonditi sulla temperatura corporea di giocatori, tecnici, accompagnatori e componenti dello staff. Non è ancora una disposizione effettiva, ma solo un avvertimento con un piano preciso da seguire qualora l’evolversi del virus rendesse necessari estremi rimedi. Una Nba senza spettatori, anche nel caso di una singola partita, rappresenterebbe un inedito assoluto.
E l’eventualità, anche se dettata da cause di forza maggiore, non è che entusiasmi particolarmente LeBron James, il volto più noto e redditizio della lega. «Io non gioco senza tifosi. Impossibile», la presa di posizione del leader dei Los Angeles Lakers. «Ci deve essere la gente sugli spalti – la spiegazione della stella con tre anelli da campione (due vinti con i Miami Heat e uno con i Cleveland Cavaliers) e un quadriennale da 154 milioni di dollari (più di uno al secondo) in tasca -. Io gioco per chi mi viene a vedere e per i miei compagni. Lo sport esiste per questo. Non ho mai giocato senza spettatori. Se mi presento all’arena e non vedo il pubblico, io non gioco. Poi chi comanda faccia quello che deve fare». Parole condivise anche da altri suoi colleghi milionari: «Sarebbe meglio cancellare una partita che giocarla senza tifosi», ha detto Kemba Walker dei Boston Celtics) .
Ben diversa la posizione nelle stanze dei bottoni della Olympic Tower sulla Quinta Strada di New York. Mandare avanti lo spettacolo, anche senza nessuno in platea, viene considerata l’unica strada per non fermare una macchina da soldi che soltanto nella passata stagione ha incassato 8,8 miliardi di dollari. Ora nella Nba, abituata a vedere le proprie franchigie trafficare per vincere la riffa delle scelte nel Draft dei nuovi giocatori, c’è un’altra lotteria che – con 286 incontri di regular season ancora da disputare, prima dei playoff – nessuno davvero vuole vincere: quella per la prima partita a porte chiuse in quasi ottant’anni di storia. —
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