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Reggiana-Modena, un derby in tempo di guerra si giocò quasi a porte chiuse

J. D. P.
Reggiana-Modena, un derby in tempo di guerra si giocò quasi a porte chiuse

Era il 19 marzo 1944: sfida con pochi tifosi  al Mirabello mentre fuori infuriava la guerra

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Settantasei anni fa, il 19 marzo 1944, la Reggiana ospitò al Mirabello il Modena e perse 1-0. Il quotidiano “Il Solco Fascista” commentò indispettito: «Il pubblico in gran parte sfollato ha preferito, ai disagi di un viaggio in bicicletta sino a Reggio e di una sosta al Mirabello, il caldo di un cinema o di un ritrovo».

Un derby dunque non proprio a porte chiuse, come quello che si sarebbe dovuto giocare sabato (poi rinviato per la positività di un giocatore granata al Cornonavirus), ma con poco pubblico, mentre la guerra infuriava tutto intorno.

Per trovare una situazione anomala come quella che stiamo vivendo oggi dobbiamo tornare indietro con la memoria, ad eventi ben più funesti. Per farlo attingiamo al libro di Mauro Del Bue, “Una storia Reggiana”, che racconta puntualmente quello che accadde in quel periodo.

«Nel gennaio del 1944 Reggio conosce i giorni bui della morte che pioveva dal cielo: i bombardamenti. Il primo si era verificato in città a fine 1943. Quello consumato in due atti, tra il 7 e l’8 gennaio del 1944 è il più cruento». In quel periodo il Paese è spezzato in due e non esiste più una Federazione nazionale.

«Nel Nord (la Federazione gioco calcio si è trasferita a Milano) - scrive Del Bue nella sua opera - si svolge un campionato chiamato “Alta Italia”, che si disputa con gironi più o meno regionali. Non ci sono più le diverse serie e le squadre che intendono partecipare sono di categorie diverse».

La Reggiana viene inserita nel girone con Modena, Carpi, Centese e Mantova. «La maggior parte dei giocatori si trova impegnata in guerra, lontana dall’Italia». Ci si affida «su un gruppo di reggiani liberi e su qualche giocatore coraggioso».

Un mese dopo i bombardamenti di gennaio, nel quale persero la vita 300 persone, la Reggiana giocò la sua prima partita di questo strano girone in casa del Modena di Alfredo Mazzoni allenatore-giocatore di quella squadra. L’8 febbraio, in un uno stadio poco affollato, i granata persero 1-0 (stesso risultato poi al ritorno a marzo al Mirabello). «È trascorso un mese esatto dal grande bombardamento su Reggio - scrive Del Bue - la via Emilia è pattugliata da tedeschi che chiedono documenti e ti lasciano passare a fatica». Non stupisce dunque che non ci sia quasi nessuno in trasferta da Reggio.

La voglia di andare avanti, giocare nonostante tutto e tutti alla fine non basta. La squadra granata ha affrontato trasferte surreali, tra case diroccate e ponti distrutti, uno scenario che oggi si fa fatica soltanto ad immaginare.

«La guerra non concede tregua. Reggio viene bombardata per la quarta volta e il dramma di gennaio si ripete a maggio». A questo punto la squadra dovrebbe giocare uno spareggio per il secondo posto con il Carpi il 7 maggio 1944 a Modena.

«Disputare uno spareggio? Per l’Aldilà? Meglio finire qui. Il Carpi se lo aggiudica per mancanza della squadra granata. Tutti vivi i nostri calciatori, anche se perdenti. È questa la notizia migliore. In attesa che la guerra finisca e che il calcio ricominci».

Per tornare alla agognata normalità ci volle tempo, per la precisione l’ottobre del 1945. —

J. D. P.


 

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