Gazzetta di Modena

Sport

Il Coni: sport di squadra fermi fino al 3 aprile

Guglielmo Buccheri

L’invito del presidente Malagò recepito dal governo. Il nuovo provvedimento urgente: non si gioca neanche a porte chiuse  

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Lo sport si ferma. E per farlo si affida al Coni e a un nuovo provvedimento del governo. Basta ai campionati a singhiozzo, ai rinvii o agli slittamenti dell’ultim’ora dei tornei: la linea comune è tracciata e le federazioni sono chiamate ad adeguarsi.

Al Coni, il numero uno dello sport azzurro Giovanni Malagò convoca i presidenti degli sport di squadra e all’unanimità ottiene il via libera ad una svolta già attuata (vedi il basket o il nuoto) da alcune discipline: l’emergenza sanitaria del Paese richiede una presa di coscienza senza più spazio ai tentennamenti.

Basta incertezza

Niente sport fino al 3 aprile. Niente competizioni o partite. Quello di Malagò è un invito che non può tradursi in decisione vincolante se non in presenza di un atto giuridico governativo. E l’atto giuridico prende subito forma.

Il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora non perde un attimo per ringraziare il Coni e dare sostanza al voto unanime dei presidenti: la domenica del rifiuto da parte del calcio di scendere in campo seppur sollecitata a gran voce, per Spadafora appare un lontano ricordo ora che un nuovo provvedimento può scrivere un finale diverso e a cui ogni federazione è tenuta ad adeguarsi.

Immagine sbagliata

Quello di Malagò è un punto di arrivo che parte da lontano perché al Foro Italico, fin dal primo momento, si è pensato che fosse giusto fermare tutto.

Stonata, agli occhi del presidente del Coni, era diventata l’immagine di un’Italia dello sport in ordine sparso proprio nel momento più buio: scendere in campo o gareggiare si stava trasformando nello spot alla rovescia che nessuno si aspettava.

In questo quadro, il calcio e le sue mosse, inevitabilmente, avevano la colpa di amplificare il controsenso, da qui l’esigenza di dare un input senza più appello.

Il resto è toccato alla politica, non quella sportiva: troppi i cambi di direzione per non essere costretti, ora, a stabilire norme più restrittive, ma al riparo da ogni interpretazione.

Poter giocare in spazi a porte chiuse ha alimentato una schizofrenia lontana, molto lontana dal buon senso generale.

Linea condivisa

La linea sposata dal Coni trova l’appoggio degli atleti, praticamente nel loro complesso.

Molti dei più noti stanno offrendo, in queste ore, il loro volto alla campagna #DistantiMaUniti del ministero dello sport e sarebbe risultato un ulteriore paradosso vedere gli stessi protagonisti abbracciarsi una volta sotto i riflettori, magari dopo un gol.

Lo sport azzurro di squadra entra in una modalità mai vista, ma in linea con quanto accade fuori. La fine delle misure è indicata, il futuro resta incerto. Il calcio è l’ultima delle federazioni a cadere perché, il calcio, vive di fortissimi strappi e turbolenze interne, difficile trovare una sintesi, ancor più nel breve periodo.

Dal 4 aprile, dunque, si tornerà alla normalità, almeno si dovrebbe farlo: il Coni ha indicato il cammino, il governo ha fatto il resto. Dallo sport italiano verrà strappata la fotografia di un movimento diviso o, peggio, in ordine sparso come è avvenuto nelle ultimissime ore. —



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