Carpi, la sosta più lunga tra il 1944 e il 1945: stop di quasi un anno e mezzo
Tutti in casa fino al 18 marzo, ulteriori disposizioni permettendo. Il destino di Enrico Pezzi e compagni è lo stesso dei colleghi di ogni girone e di ogni categoria, incerto come mai lo è stato in anni recenti. Nel girone B i biancorossi saranno tra i primi a radunarsi, anticipati da Cesena, FeralpiSalò, Fermana, Gubbio e Vicenza. Per la Reggiana la data è ancora incerta dopo la positività riscontrata nella rosa. In che forme e in che modo possa proseguire il campionato è tutto un mistero. Si dilaterà sicuramente oltre il 7 giugno, giorno in cui era previsto l’ultimo atto con la finale play-off, agevolato in questo dal probabile slittamento degli Europei, che condiziona le date del calcio di ogni federazione.
La più lunga sospensione dell’attività sportiva nella storia biancorossa appartiene al periodo dell’ultima guerra mondiale. Il campionato Alta Italia, che si giocò solo nei territori della Repubblica Sociale di Salò in una Italia spaccata in due, si concluse il 28 maggio del 1944. Pochi giorni prima, al “Cabassi” (allora “Papotti”) contro i Vigili del Fuoco di La Spezia futuri campioni, era stato addirittura l’allarme aereo ad interrompere la partita. L’attività calcistica riprese il 28 ottobre 1945, quasi un anno e mezzo dopo. A difendere i pali di quel Carpi c’era Guerrino “Ciccio” Siligardi, a cui ora è titolata la curva del Cabassi riservata ai tifosi di casa. Quella squadra raffazzonata, messa insieme tra i bar della città, sfiorò addirittura la promozione in B, privata dello spareggio decisivo per un tentativo di corruzione mai dimostrato. Nonostante il senso d’ingiustizia, dimostrò a tutti che dopo ogni sciagura ritorna la normalità. —
F.G.
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