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Coronavirus, la palla ovale prova ad andare in... meta

Luca Beltrami
Coronavirus, la palla ovale prova ad andare in... meta

Per uno sport che fa del contatto una delle sue peculiarità le restrizioni sono dure Araldi, preparatore atletico Giacobazzi: «Allenamenti individuali, ma non è facile»

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Per uno sport che fa del contatto la sua caratteristica peculiare, sono particolarmente dure le restrizioni imposte dal coronavirus. In una partita di rugby la distanza di un metro la si riesce a rispettare sì e no all’ingresso in campo, fondamentali come il placcaggio e situazioni di gioco quali touche e mischia mal si conciliano con le disposizioni governative necessarie per limitare la diffusione del contagio. Come sopravvive dunque la palla ovale al Covid-19? Al pari delle altre federazioni nazionali, anche la FIR ha imposto il fermo delle attività sportive fino al 3 aprile, interrompendo la stagione proprio quando stava entrando nel vivo. Una situazione inedita, che ha costretto le società a cambiare i propri programmi e riorganizzarsi. Il Modena Rugby 1965 ha subito chiuso l’impianto di Collegarola: partite annullate e stop agli allenamenti per tutte le categorie. Ad oggi resta viva la speranza di finire la stagione, a livello di risultati una delle migliori del Giacobazzi degli ultimi anni, e per farsi trovare pronti alla ripresa serve mantenersi attivi anche in questo periodo di sosta forzata: “Innanzitutto abbiamo fatto appello al senso di responsabilità dei ragazzi: non allenarsi del tutto per 3 o 4 settimane significa azzerare la preparazione, a livello fisico e atletico è come tornare ad agosto – precisa Graziano Araldi, preparatore atletico del Giacobazzi Modena Rugby –. Compatibilmente con i mezzi che hanno a disposizione, abbiamo chiesto loro di restare attivi, seguendo il programma che abbiamo predisposto. Riuscire a gestire bene questo momento può fare la differenza al ritorno in campo: nessuna squadra avrà il ritmo partita né sarà al massimo del potenziale, chi avrà lavorato meglio in questa fase emergenziale avrà maggiori benefici”. Il programma preparato da Araldi prevede tre allenamenti settimanali e cura sia la parte aerobica sia di potenziamento muscolare: “I ragazzi stanno seguendo le disposizioni e si stanno allenando individualmente. Non è facile, ma è un’attività fondamentale per non farsi trovare impreparati una volta che questa situazione sarà superata. Alla ripresa dovremo essere bravi noi, preparatori e allenatori, a non forzare: ripartire con la stessa intensità potrebbe aumentare il rischio di infortuni”.

Vincoli e restrizioni rendono oggettivamente complicato lavorare con la palla ovale, ma Andrea Rovina, tecnico del Giacobazzi, non rinuncia ad allenare la tecnica, passando dal campo a smartphone e tablet: “Tutti i giorni mando ai ragazzi spezzoni di gare internazionali, video analisi di nostre partite e report, per cercare di sfruttare positivamente anche questo periodo. - racconta l’allenatore biancoverdeblù -. La distanza complica molto le cose, l’ultimo allenamento risale allo scorso 5 marzo, c’era entusiasmo e tanta voglia di rifarsi dopo la sconfitta subita a Jesi. Al di là di una stagione positiva sul piano dei risultati (il Modena è terzo in classifica, ad un punto dalla seconda piazza, ndr), abbiamo interrotto un percorso di crescita che speriamo possa continuare, l’ambiente di Collegarola manca a tutti tantissimo, come la tensione della partita della domenica. Non vediamo l’ora di ritrovarci al campo - conclude Rovina - tornare ad allenarci in gruppo e finire una stagione che ha ancora tanto da dire”. —

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