Formula 1 no anche a Baku Tutto rinviato al 14 giugno
Fino a dieci giorni fa, ipotizzare che la Formula 1 cominciasse a giugno in Azerbaigian pareva un delirio da catastrofisti. Da allora sono stati cancellati due Gran premi (Australia e Montecarlo) e sei sono stati posticipati a data da stabilirsi, Bahrein, Cina, Vietnam, Olanda, Spagna e, da ieri, anche Azerbaigian. «Il rinvio è conseguenza della pandemia di Covid-19», si legge in una nota degli organizzatori. Il via teorico slitta al 14 giugno in Canada, tre mesi dopo la gara di Melbourne saltata a poche ore dal via alle prove libere. Ma non ci sono garanzie ora né ce ne saranno a breve, quando le autorità di Montreal dovranno dare il via libera o annullare.
La Formula 1 ha fatto anticipare a marzo e aprile le ferie obbligatorie dei team e conta di sfruttare i mesi di agosto e dicembre per recuperare quante più gare possibile: dalle 22 previste, un record, a 15-18 come auspica l’ad di Liberty Media Chase Carey in una lettera aperta (8 è il numero minimo per considerare valido un campionato). Dopo il Canada il testimone passerebbe alla Francia, che ha appena lanciato una campagna pubblicitaria per la vendita dei biglietti. E non è così lontana Monza, oggi nel cuore della Lombardia messa in ginocchio dal coronavirus. Nessuno è in grado di immaginare in che condizioni saranno l’Italia e l’Europa il 6 settembre. «La data del Gran premio d’Italia è scritta sul marmo, le prevendite vanno molto bene», garantisce il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani, che esclude una cancellazione del campionato. «Il Mondiale 2020 di F1 si farà, lo si deve fare, ci sono interessi miliardari in ballo. Si dovrà rinunciare a qualche Gp, ma garantire un minimo di gare a costo di correre anche in gennaio». Il rischio è di ripetere in Italia quanto successo il 15 marzo a Melbourne, dove si sono spesi decine di milioni per organizzare una gara che non si è disputata e i cui costi ricadono sulla comunità australiana e indirettamente su tutta la F1. Basti pensare ai contratti di sponsorizzazione dei piccoli team, che incassano i soldi man mano che le gare vengono disputate e adesso rischiano il fallimento. —
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