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SuperLega: si decide il prossimo 3 aprile, ma tanti stranieri sono ormai in fuga

Francesco Cottafava
SuperLega: si decide il prossimo 3 aprile, ma tanti stranieri sono ormai in fuga

Micah Christenson dagli States: «Prego per l’Italia» Come lui se ne sono andati Anderson e moltissimi altri 

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Sono tanti i giocatori stranieri impegnati di Superlega che, in questi giorni di emergenza dovuta al diffondersi del Coronavirus in Italia, hanno scelto di ritornare a casa dalle proprie famiglie. Modena ha concesso la partenza a Micah Christenson e Matt Anderson, volati negli Usa per riabbracciare i propri cari e attendere la fine della quarantena italiana. Ma c'è anche chi è tornato in Canada, chi in Francia e chi in Olanda. Un aspetto che complica il ritorno alla vita normale di una squadra, perché non sarà facile far rientrare in Italia i giocatori provenienti da altri stati con tutte le limitazioni degli spostamenti che saranno in vigore nei prossimi mesi. Un altro problema per una Superlega sempre più in bilico.



Christenson ha dedicato un pensiero a Modena e al Pala Panini. Caricando una foto del Pala Panini, il palleggiatore della Leo Shoes ha scritto: «Prego per questo posto speciale e per tutti gli italiani. Non vedo l'ora di tornare a Modena con i miei compagni di squadra».

Christenson in questi giorni si trova negli Stati Uniti, Paese che sta vivendo un momento drammatico. Spaventosi i dati dei contagiati che arrivano dagli Usa, con il governo che ha già preso misure per evitare gli spostamenti e che potrebbe prolungarle per lungo tempo. Quando l'emergenza italiana terminerà, e ci sarà ancora tempo per concludere la stagione, non sarà facile far rientrare in Italia i due fuoriclasse americani, tenendo presente che la situazione negli Usa sta peggiorando giorno dopo giorno.



Sarebbero potuti partire anche Maxwell Holt, insieme ai suoi compagni di nazionale, e Bartosz Bednorz, che sarebbe potuto tornare in Polonia dalla sua famiglia.

Entrambi gli atleti, però, hanno preferito restare a Modena, come hanno esplicitamente dichiarato in due interviste, sentendosi al sicuro all'ombra della Ghirlandina e con il supporto dello staff medico di Modena Volley.

I due atleti sono rimasti a Modena anche perché sono convinti del fatto che si possano riprendere al più presto gli allenamenti al Pala Panini, in vista di una ripresa del campionato, anche se al momento sembra abbastanza difficile.



Sono tanti i giocatori di Vibo Valentia che hanno lasciato la Calabria, ben quattro. Si tratta dei tre francesi Swan Ngapeth, Barthelemy Chinenyeze e Timothee Carle, e del martello statunitense Torey Defalco. Chi invece non ha lasciato Vibo Valentia è stato Aboubacar Drame Neto, l'opposto brasiliano: «La società mi ha chiesto se, come altri stranieri, preferivo partire. Io però ho deciso di rimanere a Vibo perché mi sento al sicuro mentre affrontare un viaggio, significherebbe mettere a repentaglio la mia salute e quella dei miei cari, soprattutto delle mie sorelle che hanno già delle problematiche di tipo respiratorio».



Anche altre squadre di Superlega hanno comunicato le partenze dei propri tesserati verso i rispettivi paesi di origine. Questo il comunicato della Kioene Padova: «Assecondando la richiesta dell’atleta Ryley Barnes, la società bianconera comunica che il giocatore è stato autorizzato al rientro in Canada». Anche la Consar Ravenna ha perso momentaneamente una pedina fondamentale, ovvero quello dello schiacciatore Ter Horst che nei giorni scorsi è tornata in Olanda con la propria autovettura».



C'è anche chi ha detto “no”. E' il caso della Lube Civitanova che ha declinato la richiesta della federazione brasiliana di far rientrare in Sud America Bruno e Leal.

I due atleti della nazionale erano stati formalmente invitati a rientrare in patria per il diffondersi del virus Covid-19 in Italia, ma la società marchigiana si è opposta trattenendo i giocatori almeno fino al 4 di aprile, quando ci saranno novità relative al continuo della Superlega.

Bruno, intervistato da un sito brasiliano, ha dichiarato che avrebbe preferito rientrare in patria, ma anche ammesso che la società non ha fatto altro che far valere il suo contratto e che sta svolgendo il proprio lavoro. —



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