Stipendi sospesi da marzo e fino all’eventuale ripartenza
L’Aic non si fida del piano dei club: «Meglio il mancato pagamento di un mese» Allo studio una soluzione diversa da quella che è stata percorsa dagli altri Paesi
Taglio. No, sospensione. La via italiana al tema degli stipendi da rivedere, ora che il pallone si è fermato, è un sentiero pieno di diffidenza e timori. Dagli uffici della Lega di Serie A esce un messaggio che prova a mettere i giocatori spalle al muro: lunedì verrà inviato al sindacato calciatori il piano collettivo pensato dai club e che prevederà la sospensione degli stipendi come passaggio transitorio in attesa che il futuro diventi, se mai lo diventerà, più chiaro.
Marzo, aprile e maggio di sicuro. Forse una parte di giugno nell’ipotesi che si possa tornare in campo fra due mesi e mezzo: questo l’arco temporale in cui i giocatori rimarrebbero con le tasche sospese. Il sindacato di categoria ascolta e aspetta, a dire il vero senza tanta trepidazione perché, per i vertici dell’Aic, il tema in esame deve essere regolato da un dialogo strettamente individuale: unica attenzione sarà rivolta a disinnescare una potenziale, e pericolosissima, trappola, racchiusa nel termine sospensione da intendere come tale e non come un passaggio propedeutico al non pagamento di quanto dovuto.
Club da un lato, tesserati dall’altro: in mezzo una riduzione degli ingaggi fino al 30 per cento se è la stagione nella sua interezza il denominatore comune. La via italiana nasce così e resta aggrappata ad un sistema che le società vedono a forte rischio e che i giocatori vorrebbero contribuire a non indebolire, ma senza finire troppo penalizzati.
Da marzo e fino a giugno: tre mesi e qualcosa di più con lo stipendio sospeso perché non si gioca è la posizione dei club.
A marzo si è giocato o, quantomeno, ci si è allenati, la replica dell’Aic che su aprile e maggio non mette veti pregiudiziali. La tempistica del piano in arrivo fra poche ore viene giudicata, dal sindacato calciatori, un non senso visto che le scadenze per pagare le mensilità citate si spingono fino a fine maggio. E, allora? La via d’uscita potrebbe essere quella più salomonica possibile: se si riparte a giugno, la partita può finire a metà, un mese senza stipendio per i giocatori, un mese da versare per le società.
Il problema, serio, si presenterebbe nel caso in cui la stagione non dovesse più avere un suo destino perché, a quel punto, fra i danni a carico dei club potrebbe avere un peso anche il fronte televisivo (Sky affronterà il problema dopo il 3 aprile) e potrebbe diventarlo il dover saldare gli interi ingaggi ai giocatori.
La Lega cerca di affrontare il problema in modo collettivo per evitare che le singole società restino imbrigliate in una miriade di trattative individuali, l’Aic non chiude la porta ai tagli, ma non vuole rimanere ostaggio di un piano troppo scivoloso. «Il coronavirus è minaccia esistenziale ai nostri club», un passo della lettera inviata dal presidente della Juventus e, in questo caso nelle vesti di numero uno dell’Eca, Andrea Agnelli ai club europei. —
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