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Martina Brina: «Amo Modena e la sua magia E grazie a Montale il mio sogno è realtà»

Andrea Lolli
Martina Brina: «Amo Modena e la sua magia E grazie a Montale il mio sogno è realtà»

«Da bambina i miei genitori mi hanno fatto provare tanti sport, ma dopo qualche mese non mi divertivo più, poi è arrivata la pallavolo» 

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Non se la immaginavano certamente così l’Exacer Montale ed in particolare Martina Brina la loro prima storica stagione in Serie A2.

Dopo le prime emozionanti vittorie davanti al pubblico amico di Castelnuovo Rangone, la delusione per i risultati gettati al vento e la gioia del ritorno alla vittoria nella Pool Salvezza è arrivato lo stop al campionato. Un cammino che si interrompe per la schiacciatrice modenese che di fatto, seppur ancora giovanissima, è ormai una delle veterane in maglia nerofuxia ed uno dei talenti della pallavolo nostrana che ancora può dire tanto ad alto livello nelle prossime stagioni.

Il suo percorso di crescita dentro e fuori dal campo procede di pari passo ormai da diversi anni e l’obiettivo è quello di riprenderlo con ancora più decisione, ancor più dedizione e stimoli quando questa emergenza sarà finalmente niente di più che un brutto ricordo.

Martina, come stai vivendo questo stop e questa attesa per capire se nelle prossime settimane, seppur con poche probabilità, torneranno le condizioni per riprendere la stagione?

«È un periodo difficile per tutti, ci siamo ritrovati ad affrontare una situazione che mai ci saremmo aspettati di vivere e che ha sconvolto le nostre vite. È dura dover rimanere chiusi in casa, lontano da tutti e dopo aver dovuto interrompere anche il campionato. Non potersi più allenare e giocare così, da un giorno all'altro, è una mancanza forte. Per quanto mi riguarda mi alleno in casa quasi ogni giorno e aspetto che tutto questo passi. Ma ora il mio pensiero va a tutte quelle persone che combattono in prima linea contro questa pandemia».

Nonostante due anni di lontananza hai vissuto la crescita di Montale di pari passi con la tua. Ti aspettavi di poter arrivare così in alto conquistando la promozione in A2?

«Assolutamente no. Sono molto legata a questa società e ai suoi valori, l'ho sempre considerata come una seconda famiglia. Dopo cinque stagioni in Serie B1, la promozione in A2 era un mio grande sogno e farla con Montale è stato il coronamento perfetto. Ancora a pensarci mi vengono i brividi, certe emozioni non si scordano mai».

A parte il biennio a Cesena non hai mai tentato, pur avendone magari le possibilità, il grande salto lontano da casa. Come mai?

«Dopo i due anni a Cesena ho deciso di tornare a Modena perché ero stanca di fare la pendolare quasi ogni giorno per frequentare le lezioni all’università. Inoltre ho deciso di rimanere qua sia per il progetto pallavolistico che mi era stato proposto, che poi nel giro di un paio di anni ci ha portato alla promozione, sia perché dopo aver conseguito la laurea triennale mi sono iscritta alla magistrale a Bologna. Insomma, una concomitanza di cose. Per quanto riguarda il salto in serie A, invece, non ho mai avuto il ‘coraggio’ di buttarmi in questa nuova categoria perché la vedevo sempre troppo lontana. Alla fine, però, è arrivata da sola ed è stata una delle cose più belle che mi sia mai capitata».

Hai citato lo studio, un impegno che continui a portare avanti di pari passo con la carriera agonistica.

«Non è mai stato facile riuscire a fare sport ad alto livello e contemporaneamente studiare, richiede tanto impegno e anche tante rinunce ad altri svaghi e interessi. Finire gli esami in corso e con buoni voti è sempre stata come una sfida personale per me. Ora che sono quasi arrivata alla seconda laurea posso dire che le due cose sono sempre andate di pari passo, una ha sostenuto l'altra e viceversa».

Hai già pensato alla tua vita dopo la pallavolo? Cosa ti piacerebbe fare ‘da grande’?

«Mi piacerebbe seguire il filone dei miei studi, quindi trovare un impiego che riesca a conciliare sia la branca economica che ho seguito nella triennale sia quella statistica che ho scelto alla magistrale».

Tornando alla pallavolo e riavvolgendo il nastro, come hai iniziato a praticare questo sport?

«Da bambina i miei genitori mi hanno fatto provare tanti sport, ma dopo qualche mese finivo per smetterli tutti perché non mi divertivo più. All'età di 6 anni, per seguire due mie amichette di scuola, ho iniziato per caso a fare minivolley all'Anderlini e da lì non ho più smesso».

Ricordi un momento, una partita in particolare dagli inizi ad oggi?

«Sicuramente la partita che ricordo con più emozione è gara 2 di finale playoff dell'anno scorso. Ma mi ricordo piuttosto bene anche la prima finale che vinsi nella mia vita: era la finale provinciale Under 13 nella stagione 2008-2009. Di quel giorno ricordo quanto vedessi quella piccola medaglia conquistata assieme alle mie compagne come il traguardo più grande che potessi raggiungere. Oggi, 11 anni dopo quella stagione, quando riguardo indietro penso a come quello fosse solo l'inizio di tanti piccoli traguardi, che però mi hanno fatto sempre sentire come allora: ogni volta con l'entusiasmo come fosse l'obiettivo più bello e importante che potessi raggiungere».

Per concludere, cosa ti auspichi per il futuro?

«Ora come ora il mio auspicio più grande è quello di poter tornare alla vita normale il prima possibile. Al di là di questo, per quanto riguarda la mia carriera pallavolistica spero di poter continuare questo bellissimo percorso in serie A qui a Modena. Amo questa città e la sua magia». —

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