Anderson risponde ai tifosi dalla “sua” Indianapolis
«Anche gli Stati Uniti c’è l’auto isolamento, dovrebbe durare fino alla fine di aprile L’albero che ho tatuato? È la mia famiglia. Passare al beach a fine carriera? No»
Un saluto virtuale quello che Matt Anderson ha voluto reg regalare ai tifosi di Modena, che negli ultimi giorni gli hanno sottoposto alcune domande sui canali social della società gialloblù. Il campionissimo americano ha risposto ad una prima parte, mentre il resto sarà pubblicato questo pomeriggio.
«Ciao ragazzi, vi saluto da casa mia ad Indianapolis – ha esordito Anderson. Sono a casa con la mia famiglia in attesa di sapere quale sarà la decisione delle federazioni e della Superlega per questa stagione. Nell'attesa ho deciso di darvi un aggiornamento per quanto riguarda la mia quotidianità qua in America».
Cosa fai ogni giorno?
«Proprio come in Italia, anche qua si adotta la pratica dell'auto-isolamento. Queste misure saranno prorogate almeno fino a fine aprile, come ha comunicato il presidente Trump pochi giorni fa. Quindi esco di casa solo in caso di reale necessità. Io la mia fidanzata Jacky, con nostro figlio Jamie, siamo a casa al sicuro e abbiamo abbastanza spazio in giardino per prendere un po' d'aria fresca senza il timore di incontrare nessuno».
Qual è il significato del tatuaggio dell'albero che sul braccio?
«Quasi tutti i miei tatuaggi hanno un significato in relazione alla mia famiglia e, proprio quello dell'albero, è piuttosto semplice e lineare: rappresenta tutta la mia famiglia. Siamo una famiglia piuttosto numerosa e siamo molto uniti anche se siamo lontano tra di noi».
Ci sono partite in cui ti sei sentito invincibile?
«Certamente, è una cosa che noi atleti ricerchiamo sempre e per la quale lavoriamo. E' una condizione che chiamiamo “flow state”, ovvero la trance agonistica. Come se nulla possa andare storto. E' una cosa comunque molto rara, che proviamo ad allenare nel corso degli allenamenti. Quando non sei in trance agonistica, ma anzi hai la sensazione di non riuscire a fare niente, nemmeno un punto, si cerca di fare il possibile per aiutare la squadra in ogni modo. Ci sono partite in cui mi sono sentito invincibile, ma non succede spesso».
Passerai a giocare a beach volley dopo l'indoor?
«Risposta semplice, “no”. Quando ero giovane pensavo ingenuamente che il beach potesse essere uno sport per i giocatori indoor a fine carriera. Ma ci vuole un sacco di allenamento per raggiungere un alto livello ed è uno sport durissimo Uno sport, tra l'altro, completamente diverso. Per ora penso solo a giocare ancora tanto indoor, poi sarà troppo “vecchio” per provare a giocare sulla sabbia. Non so ancora cosa farò dopo il ritiro, forse inizierò ad allenare. Sicuramente il volley farà parte della mia vita». —
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