Bruno: «Londra il momento più brutto, Rio il più bello Ngapeth e Lucas tra i top»
Appuntamenti con #campionidacasa ormai da ogni club italiano, non fa eccezione la Lube: ecco le risposte ai tifosi di Bruninho.
Come stai Bruno?
«Sto bene, si resiste: l’importante è avere la speranza che i giorni migliori arriveranno. È importante per noi mantenere il tono muscolare, è difficile perché abbiamo pochi strumenti di lavoro ma riusciamo a fare qualcosa. È importante anche psicologicamente».
Come ci si allena per vincere in rimonta da 0-2 e per essere il migliore palleggiatore al mondo?
«Non mi considero il migliore, cerco di fare il meglio per la squadra. Non ci si allena per fare certe rimonte: è un percorso di consapevolezza, quando la squadra prende fiducia non importa il punteggio, serve la mentalità giusta per combattere contro qualsiasi difficoltà. È importante aspettare il tuo momento e prendere la partita in mano».
Quando hai iniziato a giocare? L’emozione più bella della carriera?
«Ho iniziato presto, dai 13 anni ho capito di voler intraprendere la stessa carriera dei miei genitori. L’emozione più bella è la vittoria alle Olimpiadi, ho avuto il piacere di vincerle a Rio, nella mia città, dove ci sono amici e famiglia».
Chi è il tuo idolo? A chi ti sei ispirato?
“Sérgio dos Santos. Ho avuto la fortuna e l’onore di giocarci insieme a lungo. Il suo modo di lavorare, la passione mi stimolavano sempre. Poi come palleggiatore sia Maurìcio che Ricardo Garcia».
Il palleggiatore che stimi di più?
«Mi piace il gioco dei sudamericani: argentini, brasiliani, William, De Cecco, Raphael anche Marouf. Hanno un gioco imprevedibile, prendono rischi anche in momenti importanti della partita».
Il momento più brutto ?
«La finale persa alle Olimpiadi di Londra 2012 contro la Russia, subire la rimonta ha fatto male. Sicuramente mi ha motivato, le sconfitte aiutano nella vita» .
Cosa cucini per mantenerti in forma?
«Faccio spesa una volta a settimana, cerco di non cucinare troppa pasta. Cucino pollo, carne, cerco di inventarmi qualcosa».
Cosa ti manca del Brasile?
«Famiglia e amici. Questo momento di emergenza fa riacquistare importanza agli affetti. Stare in casa da solo non è facile. Mi manca la mia seconda famiglia: i compagni di squadra».
Quanto le aspettative dei tuoi genitori ti hanno influenzato?
«Loro non hanno mai messo pressione. Mio padre provava sempre a stimolarmi, mi spingeva a lavorare sodo. Mi diceva: un giorno in meno di lavoro è un giorno più distante dal tuo sogno. Mia mamma mi ha sempre lasciato libero di fare ciò che mi piaceva”
Le alzate in bagher con Simon sono magia del momento o provate in allenamento?
“Provo ogni tanto a giocare d’istinto. Ai centrali dico sempre di partire, non fermarsi perché può capitare qualche alzata anche in bagher».
Se dovessi creare la squadra più forte al mondo?
«È difficile. Grebennikov libero, in banda Ngapeth e Leal, come opposto Sokolov, al centro Lucas e Simon, al palleggio William o Marouf».
Quanto ti sono entrati nel cuore la Lube e i suoi tifosi?
«Ho vissuto il passaggio alla Lube come una sfida. I primi momenti sono stati difficili ma ho visto dai tifosi un forte affetto. Con squadra e tifosi sono riuscito a dare il mio contributo e questi due anni sono stati davvero speciali. Prima di arrivare avevo dei dubbi per continuare a giocare ad un alto livello, qui sono rinato». —
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