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Chi vuole giocare e chi no, i toni sono sempre più accesi

Francesco Cottafava
Chi vuole giocare e chi no, i toni sono sempre più accesi

Prosegue la “battaglia” tra le due fazioni: ieri Consiglio di Amministrazione della Lega senza fumata bianca, lunedì prossimo convocate le tre Consulte

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Si fa sempre più duro lo scontro in Superlega su chi vuole continuare il campionato e chi, la grande maggioranza, vuole mettere la parola fine sulla stagione. Un briciolo di speranza per tutti i movimenti è arrivato ieri dal ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, che sta lavorando ad un piano straordinario per ripartire con le attività sportive da maggio: «Cioè da quando speriamo di poter essere fuori dall'emergenza Coronavirus per pensare al futuro. Ma per poterlo fare, bisogna che tutte le realtà sportive possano arrivare con le risorse necessarie a quella data». Il volley però sembra andare nella direzione contraria a quella del calcio, ovvero sta aspettando il momento migliore per chiudere tutto. Ieri c'è stata una riunione fiume in videoconferenza il Consiglio di Amministrazione della Lega Pallavolo coi presidenti di Superlega, al termine della quale sono state convocate per lunedì prossimo le tre Consulte per valutazioni sul prosieguo delle stagioni. Dunque giornate frenetiche che, per ora, non stanno portando a conclusioni, ma non fanno altre che inasprire i toni. Stefano Santuz, diesse della Kioene, ha precisato che «le strade sono due: o si finisce qui, per poi ripartire da zero nella prossima stagione, e in questo caso probabilmente non saranno decise promozioni e retrocessioni. Oppure, se la federazione internazionale consentirà di prolungare l’attività oltre maggio, si aspetterà che rientri l’emergenza per provare a concludere il torneo. Nella migliore delle ipotesi ci troveremmo a ricominciare gli allenamenti a due mesi dall’ultima seduta e con la necessità di avere altre 3 o 4 settimane di tempo per riportare in condizione i giocatori. Il tutto sapendo che probabilmente si giocherebbe a porte chiuse e con l’incognita legata al ritorno degli stranieri che sono rientrati nei propri Paesi. Mi chiedo: ha senso?». Molto più perentorio invece Gianrio Falivene, patron di Latina. «Per quanto ci riguarda il campionato è finito qui. Tornare a giocare nei palazzetti, peraltro vuoti, quando ogni giorno muoiono 800 e più persone, è una cosa che non mi appartiene. Poi, per dirla in termini prettamente tecnici, il 15 maggio scadono i transfert relativi ai giocatori stranieri, molti dei quali, compresi alcuni dei nostri, sono già tornati a casa: alla luce di quanto sta accadendo, non credo che questa stagione possa concludersi».

A movimentare il tutto è trapelata anche una lettera firmata dai tutti capitani in cui si diceva che c'era la volontà di continuare da maggio a luglio, ma solo nella completa sicurezza sanitaria e con la tutela economica di tutti gli atleti. La lettera era in realtà firmata da solo tre capitani, mentre tutti gli altri erano critici sul discorso monetario, tirato in ballo con poco tatto in questo momento di difficoltà di tutto il paese». —

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