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Il presidente Braiati e i campionati sospesi «Risposte a maggio ma troppe incognite»

Il presidente Braiati e i campionati sospesi «Risposte a maggio ma troppe incognite»

Il capo del Crer: «Ho paura per il futuro del nostro mondo Cambieranno tante cose, e le squadre diminuiranno»

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Il sogno è terminare i campionati entro il 30 giugno per evitare problematiche con i tesseramenti e soprattutto dover gestire le più che ipotizzabili critiche di chi si dovesse sentire penalizzato a fronte di tornei sospesi d’imperio. Ma di sogno finora si tratta. Il presidente del Crer, Paolo Braiati, è infatti più realista del re: sa bene che prima viene la salute e poi, per quanto gli compete, le sorti del calcio dilettanti.

«Credo - si lascia sfuggire - che a inizio maggio dovremo fare delle valutazioni definitive: se non potremo tornare in campo entro la metà del mese allora vedo molto, molto complesso concludere i campionati. Certo, sarebbe una corsa contro il tempo e forse ce la potremo anche fare, chiedendo però uno sforzo enorme alle società e ai giocatori. Non dimentichiamo che ripartire a metà maggio per finire entro il 30 giugno, magari il 15 luglio, impone comunque ritmi serrati e obbliga a giocare ogni 4 giorni. Pensiamo alle temperature che già a giugno non permettono più di scendere in campo di pomeriggio, bisognerebbe giocare di sera ma poi ci sono tanti campi senza illuminazione... E per sforzare a luglio servirebbero delle modifiche alle carte federali... Ho tante perplessità».

Il presidente Braiati attende quindi indicazioni operative dalla Lega Nazionale Dilettanti. Al momento incassa le richieste di chiarezza e il pressing di diversi club che rivendicano risposte definitive. «Ho letto tante ipotesi - ammette nelle due ore di collegamento con la pagina Indipendente Sportivo - alcune più credibili, altre che non si possono proprio fare. Anche io ho una mia idea ma la tengo per me perché non spetta all’Emilia Romagna decidere per tutti. Dovremo fare sintesi non appena ci saranno certezze. Di sicuro bisognerà tenere conto dei pareri del comitato medico e scientifico. I medici sportivi hanno già suggerito di chiudere l’attività giovanile fino al 30 giugno? Forse potevamo evitarselo, ma hanno più competenze di me. Credo che presto però uscirà una circolare o un comunicato di ciò che avverrà con l’attività di base».

Ma se dell’oggi e degli attuali campionati non vi è certezza - e sono soprattutto le squadre che ambivano a salire di categoria quelle che maggiormente stanno cercando una strategia per concretizzare il legittimo sforzo - ancora meno ve n’è sul futuro. «Quello che capiterà per la stagione 2019-20 mi preoccupa, ma non così come mi preoccupano gli scenari futuri – analizza amaramente Braiati – Temo che faremo i conti con una crisi economica mai vista, che dovrà imporre un cambio di paradigma. La Lnd è impegnata con il Governo per riconoscere il valore sociale dei club dilettantistici, penso che qualche aiuto arriverà ma non in termini di riduzione delle quote di iscrizione o delle spese federali di gestione, necessarie per garantire il funzionamento della macchina organizzativa. Credo, se non adesso entro un paio d’anni, che arriveremo a ridurre le squadre nei campionati più importanti, evitando così di trovarci con troppi recuperi».

Aleggia intanto il tema della “causa di forza maggiore”, giustificazione che presto potrebbe diventare spunto di interpretazione ufficiale soprattutto se qualche giocatore dilettante pretendesse il rimborso mensile pattuito o qualche genitore andrà a rivendicare le rette di iscrizione. «Stiamo consultando i nostri legali - ammette il presidente - per dare sostegno ai club ». —

F.D.

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