Ripartenza tedesca Allenamenti a gruppi e poi niente doccia
In Germania in moto 35 squadre tra A e B Spogliatoi e ingressi divisi, pasti da asporto
il caso
Contrordine, tutti in campo. A chi si chiede come sarà il mondo immediatamente dopo il coronavirus, la Bundesliga ha servito ieri un antipasto: non gustosissimo a dire il vero, come - immaginiamo - il pranzo che i giocatori del Bayern si sono dovuti portare a casa. Vietato mangiare al centro sportivo, una delle norme igieniche «rigorosamente rispettate in coordinamento con le politiche del governo e delle autorità competenti», ha fatto sapere lo zelante club di Baviera, nel tornare ad allenarsi.
Perché il calcio tedesco, a parte la follia bielorussa tra vodka, sauna e football a porte aperte, è il primo a tentare davvero una ripartenza, a immaginarla. E non sarebbe davvero tedesco se non avesse già programmato tutto nei dettagli, dal calendario - il 3 o il 10 maggio la possibile ripresa del campionato, il 27 giugno la finale di Coppa di Germania - al decalogo delle sedute. «I miei giocatori avevano bisogno di ritrovare il contatto con il pallone», racconta Steffen Baumgart, tecnico del fanalino di coda Paderborn. Almeno con quello, in attesa di una decisione definitiva dopo Pasqua, perché «dobbiamo finire il torneo anche a costo di giocare le ultime nove giornate a porte chiuse».
Meglio farsi trovare pronti, nel caso, come pronto s’è fatto trovare il Paese che vanta la minor mortalità tra quelli più colpiti. Così, in scia a Borussia Dortmund e Schalke, 35 club tra A e B hanno ripreso l’attività. Tutti tranne uno, il Werder, perché il Parlamento di Brema non ne ha voluto sapere.
Per tornare al top servirà almeno un mese, più o meno come in un ritiro estivo, ma come ci si allena durante la pandemia? Al Bayern, capolista e fin qui miglior squadra della Champions (7 vittorie su 7), sembra di stare in un mix tra 007 e Men in Black. Protocollo rigidissimo fin dal garage, dove i 21 giocatori divisi in gruppi da 4 e 5 sono stati «prelevati» in momenti diversi per evitare contatti. Diversi anche spogliatoi (non più di due giocatori per stanza) e zone di campo, tre più quella riservata agli infortunati Lewandowski, Sule e Perisic. Nonché il percorso per accedervi, studiato nei dettagli eliminando ogni possibile incrocio.
Non si capisce come Hans-Dieter Flick, tecnico rivelazione fresco di rinnovo fino al 2023, abbia potuto interagire con Neuer e compagni. Stanchi e soprattutto sporchi, alla fine: pure per la doccia hanno dovuto aspettare di rientrare a casa. A questo forse non sarebbero arrivati nemmeno Lotito e De Laurentiis. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google