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La mossa anticrisi del calcio 

Serie A, piace il modello Juve Tagli ai compensi dei giocatori

Stefano Scacchi
Serie A, piace il modello Juve Tagli ai compensi dei giocatori

Risparmi fino a 416 milioni in caso di stop definitivo. Al via le trattative individuali Tensione con l’Associazione calciatori. Tommasi: «Questa decisione è una follia»

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milano

Non capita spesso che l’assemblea della Serie A si esprima all’unanimità. Lo ha fatto ieri su un tema centrale per la sopravvivenza economica di molti club di fronte all’emergenza globale: il taglio degli ingaggi. Impossibile dividersi, a maggior ragione dopo che la Juventus aveva tracciato il percorso con l’accordo annunciato dieci giorni fa. Il club bianconero, proprio in virtù di questo patto interno con i propri tesserati, è stato l’unico a non votare le «linee guida» approvate dalle altre 19 società in video-conferenza, dopo il lavoro preparatorio del presidente Dal Pino e dell’amministratore delegato De Siervo.

Mandata in archivio la sospensione degli stipendi, dopo la rottura con l’Aic, si passa direttamente ai tagli. Ai calciatori saranno decurtate subito due mensilità, corrispondenti a marzo e aprile. Nel caso in cui la stagione non riparta, saranno trattenuti anche maggio e giugno. Si oscilla quindi tra un sesto e un terzo di taglio dell’ingaggio annuale: un risparmio che va da 208 a 416 milioni sul totale del monte ingaggi della Serie A, pari a 1,25 miliardi.



Ora inizia la seconda fase: «I club definiranno gli accordi direttamente con i propri tesserati», si legge nella nota di Via Rosellini. Tocca alle trattative individuali tra club e singoli calciatori. I giocatori di Inter e Cagliari avevano già dato la loro disponibilità. I club in teoria potrebbero anche optare per tagli minori. La Juventus, che ha fatto da club precursore, non verserà effettivamente un mese e mezzo per spalmare le restanti due mensilità e mezzo sulle prossime stagioni.

Ieri Lotito ha nuovamente elogiato il modello bianconero. Unico momento di nervosismo quando De Laurentiis ha insistito per non inserire nel comunicato particolari sulle perdite economiche della Serie A, preoccupato da possibili conseguenze sugli sponsor del Napoli. Il passaggio è stato tolto.



La tensione resta forte con l’Aic: «È una proposta irricevibile – protesta il vicepresidente Umberto Calcagno – denota mancanza di rispetto verso i calciatori. I presidenti, che volevano mandarli in campo a marzo in piena epidemia, sono gli stessi che ora non vogliono pagare quella mensilità. Ma è solo una boutade. Tutto è demandato agli accordi individuali». L’Aic non ha gradito le modalità, come spiega Damiano Tommasi: «Se le società si devono trovare in assemblea per dire che non pagheranno gli stipendi, quando in realtà a tu per tu con i giocatori stanno cercando accordi di buon senso, è preoccupante. Mi pare una follia». Il sindacato aveva elogiato il piano della Juve, più favorevole per i giocatori rispetto alle «linee guida» della Lega.

È rimasto poco tempo per parlare dei maxi-ritiri suggeriti per blindare i giocatori in caso di ripresa del campionato. Non tutti sono convinti dell’idea, perché resterebbe comunque il problema di viaggi e soggiorni in hotel. Potrebbero invece aiutare i test sierologici in fase di sperimentazione, in grado di capire prima del tampone chi sta covando l’infezione e stabilire chi ha gli anticorpi, avendo contratto il virus da asintomatico. —



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