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L’ex neroverde ha scritto a Repubblica 

Acerbi: «Non ho paura del virus, ma la salute conta più dello scudetto»

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la lettera

Giornalista per un giorno. Francesco Acerbi, ex difensore del Sassuolo ora alla Lazio, ha scritto una lettera a Repubblica nella quale racconta i segreti per risalire e di come non abbia paura della pandemia dopo aver sconfitto, per due volte, il tumore al testicolo. «Il profumo dell’erba, il suono del pallone, le urla del mister. Quando potrò rivivere queste cose, che adesso mi mancano molto, sarà bellissimo perché significherà che siamo tornati alla vita di sempre. Ma non dobbiamo avere fretta». Acerbi chiede ancora rispetto per coloro che stanno combattendo in prima linea per la salute dei cittadini e crede nella beneficenza, nella possibilità di aiutare concretamente chi è in difficoltà. Ma la cosa peggiore, continua l’ex difensore del Sassuolo, è l’incertezza di non sapere quando si potrà tornare alla normalità. «Il calcio è la mia vita - si legge - e non vedo l'ora di tornare a giocare, come del resto i miei compagni e i tifosi. Vincere il campionato con la Lazio sarebbe fantastico, ma conta di più la salute, io ne so qualcosa, credetemi. La priorità è uscire da questo periodo terribile. L’immagine più significativa di questi giorni credo sia quella del Papa che raggiunge la chiesa di via del Corso per pregare. È stato tristissimo vederlo da solo nella Roma vuota , e pregare sotto la pioggia di una Piazza San Pietro deserta. Lì forse ho realizzato ancora meglio il dramma che stiamo vivendo».

«La cosa peggiore per me - continua Acerbi - è questa situazione ibrida. L'incertezza procura malessere. Non sai quando passerà, quando si tornerà in campo. Come spinta per la gente, come segnale di fiducia, sarebbe importante riprendere il campionato: si può giocare anche ad agosto, a porte chiuse».

Incertezza però che secondo “Ace” non si tramuta in paura. «Sarò incosciente ma il virus non mi fa paura. Penso che nei contatti con le persone si farà molta più attenzione. All’inizio ci saranno rimore, poi piano piano torneremo a comportarci come prima. E sarà un sollievo indescrivibile». —

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