Nicchi: gli arbitri sono pronti ma non li mando allo sbaraglio
Il numero uno della categoria pensa alla tutela dei fischietti in caso di ripartenza In discussione anche la Var: «In spazi troppo stretti potremmo non utilizzarla»
Davanti al monitor come se si fosse a bordo campo. I fischietti di A e B al tempo del coronavirus lavorano così: episodi da giudicare e racchiusi dentro a una serie di video che ognuno, da casa, valuta in attesa del verdetto in teleconferenza con i vertici arbitrali una volta alla settimana. Lazio-Inter e Milan-Torino, le ultime gare da rivedere in tv e se l’unanimità, o quasi, non sbaglierà valutazione su determinati casi scelti dal designatore Rizzoli si andrà avanti, altrimenti via ai supplementari con spiegazione e ripasso.
Parte atletica (i programmi sono dettagliati) e formazione a distanza, il mix scelto. Tutto in attesa di una ripartenza, eventuale, che vede i direttori di gara poco presenti nelle riflessioni ad alta voce degli attori del calcio e che, per questo, ogni tanto li costringe a battere un colpo.
Il numero uno della categoria Marcello Nicchi è stato chiaro: «Ci faremo trovare pronti se la stagione dovesse ricominciare, ma non manderò i miei ragazzi allo sbaraglio», le sue parole. L’arbitro, in caso di nuovo via al campionato, si troverebbe in una posizione più esposta: a rischio negli spostamenti, a rischio nei soggiorni e, per certi versi, dentro lo stadio. I club aspettano il protocollo definitivo della Commissione medica della Figc che potrebbe arrivare a metà della prossima settimana. E, intanto, rivolgono le loro attenzioni a una delle soluzioni più logiche e immediate per tenersi al riparo, il più possibile, da pericolosi contrattempi una volta ritornati in campo: la via del ritiro lungo e duraturo per giocatori e staff allargato appare come quella più praticabile.
Gli arbitri avrebbero, inevitabilmente, una sorte diversa perché, per loro, pensare a un isolamento di un mese e mezzo o due non è previsto se non in un quadro anche contrattuale inedito. Da qui, il problema dei viaggi per raggiungere le sedi delle partite, la scelta degli alberghi e come ridurre i rischi di contagio non potendosi muovere come farebbero le squadre.
In un quadro di perenne incertezza, la figura del direttore di gara è quella che potrebbe scoprirsi più debole in fatto di tutele sanitarie. Ancor più messe a dura prova qualora a riprendere (appare difficile) dovessero essere anche le categorie inferiori. Fra le esigenze, ci sarebbe la necessità di ridurre al minimo la squadra dei nostri fischietti e, così, l’utilizzo della Var finirebbe in discussione. «Potremmo non utilizzarla? Potremmo essere costretti a farlo là dove gli spazi non lo consentissero», sottolinea Nicchi. Senza Var significherebbe evitare l’impiego di altri due arbitri più i due tecnici in stadi dove gli addetti alla moviola in campo vengono chiusi in spazi fin troppo stretti: la Figc avrebbe la libertà di imboccare tale strada in piena autonomia in un quadro europeo dove anche in Inghilterra sono pronti a una ripartenza senza il supporto tecnologico.
Il calcio è impegnato a ridisegnare il suo calendario. Gli arbitri si allenano e aggiornano, e ogni tanto alzano la voce per far sentire il loro ruolo, il più delicato. —
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