Giovanni Guidetti «Oggi faccio il papà a tempo pieno Tokyo? Nel 2021»
Il personaggio. Dopo lo stop all’attività sportiva anche in Turchia «La regular season l’abbiamo vinta, ora mi dedico alla famiglia»
L’ultima volta in campo è datata 15 marzo, giornata conclusiva della regular season, non una partita qualsiasi, ma la sfida con le eterne rivali della Eczacibasi per un derby di Istanbul vinto 3-0 che gli ha consegnato il primo posto in classifica: Giovanni Guidetti, 47 anni, modenese, da 12 stagioni è non solo il tecnico, ma il simbolo del VakifBank che ha portato ai massimi livelli mondiali.
FLASHBACK
«Il mio primo ricordo di Istanbul? Vi farà quasi sorridere: entro in una palestra che era più piccola di quella dell’Invicta San Faustino, dove ho iniziato ad allenare, la guardo e dico ai dirigenti “Carina..., ma dov’è la nostra palestra?” Loro mi rispondono: “In campionato giochiamo al Burhan Felek, ma la nostra palestra è questa...” Ah, però..., penso io, cominciamo bene. Del resto il VakifBank di allora non era quello di adesso. Poi, quattro anni fa, la società ha costruito un palazzetto privato di otto piani interamente dedicato alla pallavolo, a noi e al settore giovanile: ripensando oggi a quella palestrina dove c’era un metro tra la righe del campo e i muri devo dire che di strada ne abbiamo fatta. Comunque in quella cara, vecchia, piccola palestrina si è allenata gente di livello internazionale, come Poljak, Furst, Glinka, Saori o come Gozde, come Naz, Bahar... Tutte sono partite da lì, dove non esisteva una sala per i pesi e quelli che c’erano erano messi in un angolo. Sì, quella “palestrina” ha portato fortuna a tutti noi. Per quanto mi riguarda al VakifBank non posso che dire grazie: quando arrivai qui avevo all’attivo una promozione con Spezzano e una Top Teams Cup vinta con Chieri, dicevano che ero bravino, ma non vincevo. Grazie a questa società le cose sono cambiate, la gente, soprattutto, è cambiata nei miei confronti: ora io per tutti sono quello che vinco, ma dentro di me sono rimasto esattamente lo stesso di prima».
Dodici ANNI DOPO...
Oggi Guidetti non solo è ancora al VakifBank, ma a Istanbul ha messo su casa e famiglia sposando una delle stelle della pallavolo turca Bahar Toksoy. «La storia con Bahar è nata nell’anno delle qualificazioni per l’Olimpiade di Londra 2012. Lei era una mia giocatrice nel VakifBank, durante la stagione sportiva non era successo nulla. Io allora ero anche l’allenatore della Germania. Il primo bacio? Al termine del torneo di ammissione ai Giochi, noi “tedeschi” non ce l’avevano fatta, Bahar era una avversaria con la Turchia che invece si qualificò. Fu in quella giornata che sbocciò l’amore».
ALISON YAZ
«Mia figlia Alison Yaz è nata il 29 settembre 2016 ed è bellissima, gioia e orgoglio mio e di Bahar. Adesso sto passeggiando vicino al mare, perché a lei piace stare tra le rocce e l’acqua, ma dobbiamo fare i conti con le limitazioni per il Coronavirus. Giorni fa siamo andati in una zona isolata in un parco, è arrivata la polizia, ci ha fermato dicendo che i parchi sarebbero stati chiusi. Io qui leggo poco e apprendere questa novità dalle forze dell’ordine mi ha fatto pensare».
TURCHIA, VOLLEY E VIRUS
«Qui per il momento la situazione non è ancora disastrosa. Il numero dei contagi non è tra i più alti d’Europa. Il vero problema è che oggi siamo fermi, non vado in palestra ad allenare e nemmeno si gioca e per me, chi mi conosce lo sa..., tutto ciò è molto frustrante anche se non posso fare nulla per cambiare questa situazione».
La vita in casa e di ogni giorno
«Bahar e Alison a Istanbul si trovano bene, sono serene. Io mi preoccupo per i miei genitori che sono a Modena e li chiamo tutti i giorni. La più felice è forse mia figlia che quasi non crede di avere suo padre a casa 24 ore al giorno, non era mai successo e quindi provo a sfruttare al massimo questa situazione di emergenza: le sto insegnando ad apprezzare tutta la cucina modenese».
Una megalopoli chiusa
«Italia chiusa? Anche a Istanbul ormai è così a parte supermercati, farmacie e banche. Quindi non ci resta che stare in casa. Noi però abbiamo un vantaggio: qui la distribuzione a domicilio funziona a meraviglia, puoi ordinare ogni cosa e anche mandare tutto in lavanderia. Istanbul è una città molto evoluta in questo e quando sento mio padre che mi dice che servono 15/18 giorni per ricevere a casa la spesa online a Modena... capisco che qui le cose vanno bene».
vakifbank campione?
«La decisione che ha preso la federazione turca per me è quella giusta al momento giusto, lo stop è stato ordinato alla fine della regular season: nel caso non si ripartisse, noi del VakifBank avremmo vinto (e sarebbe il sesto scudetto in 12 anni ndr). Almeno un risultato finale positivo c’è».
IN ATTESA
«La squadra si allena in casa, il nostro preparatore Vanni Miale ha ideato un challenge tra le ragazze e le tiene tutte unite anche a distanza, anche chi, come l’americana Bartsch e la svedese Haak, è tornata a casa. Lo sport viene dopo queste problematiche di salute, di vita, ma per noi, sia staff che atleti, non è facile gestire un momento in cui ci ritroviamo con una Champions League che non sappiamo se mai si concluderà e con l’Olimpiade spostata di un anno. Quello era stato il nostro capolavoro, qualificarci per i Giochi di Tokyo, pazienza, per adesso faccio il papà a tempo pieno, all’Olimpiade ci andremo nel 2021...».—
A.L.
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