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Filippo Schiavo, la Francia nel destino «Allenerò il Cannes, per me è un sogno»

Andrea Lolli
Filippo Schiavo, la Francia nel destino «Allenerò il Cannes, per me è un sogno»

Per il tecnico carpigiano è un ritorno in Costa Azzurra, cinque anni fa conquistò Coppa e Supercoppa con il Le Cannet

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Andrea Lolli

In Francia, al Le Cannet, la prima chance da capo allenatore dopo una lunga gavetta ed ora, quattro anni dopo, la prima grande occasione alla guida del Rc Cannes, la squadra più vincente nella storia della pallavolo femminile transalpina. Il tecnico carpigiano Filippo Schiavo lascia Filottrano dopo una salvezza ed un campionato cancellato sul più bello causa Coronavirus per approdare a pochi chilometri da dove la sua carriera ha preso il volo, curiosamente come allora sostituendo Riccardo Marchesi. Dopo la Coppa di Francia e la Supercoppa vinte in qualità di vice ora il sogno è quello di alzare il primo trofeo da protagonista.

Com’è nata la possibilità di approdare al Cannes?

«E’ nata durante l’interruzione del campionato, una trattativa anche abbastanza rapida. Da varie persone alla società era stato fatto il mio nome, c’è stata una rapida chiacchierata telefonica date le condizioni e abbiamo trovato l’accordo. Il presidente lo conoscevo solo superficialmente essendo italiano, ma non in carica durante la mia prima parentesi in Francia. Stante anche l’immobilismo del mercato in Italia, a parte i top club, ho deciso di accettare perché il progetto era interessante, strutturato intorno a me sia per quanto riguarda giocatrici e staff. Cannes rimane poi una piazza importante, pur non essendo la società dominante di qualche anno fa non mi sembrava un treno da lasciar andare seppur a Filottrano sia stato bene e sarei rimasto anche volentieri. Purtroppo i tempi del mercato imponevano una decisione».

Dispiace non aver potuto concludere l’ottimo lavoro fatto a Filottrano?

«Dico sempre che è un grosso rammarico, ma la soluzione scelta era l’unica da prendere. Pensare di finire la regular season, viste le tempistiche, era fantascienza. Sono contento di quello che abbiamo fatto, al ritorno abbiamo conquistato un punto in più dell’andata nello stesso periodo e mancavano tutti gli scontri diretti, di cui due in casa, oltre alla trasferta di Caserta. Sicuramente potevamo riprendere il trend dell’andata e chiudere bene, a ridosso della zona playoff che era un obiettivo importante per la nostra stagione».

Cosa hai imparato in questa prima esperienza da primo allenatore in Italia?

«Sembra banale, ma sicuramente dover gestire in prima persona dinamiche che prima avevi gestito solo in parte. Su alcune situazioni non sei preposto ad entrare da secondo o assistente, mentre quando diventi primo sei investito di tutto, a maggior ragione quando c’è stima e fiducia da parte del club. Si impara anche sbagliando, ma è un bagaglio che mi porterò dietro. Poi c’è la gestione del campo che cambia completamente, anche se quella si può immaginare vedendo di anno in anno il lavoro dell’allenatore con cui collabori».

Torni in Francia dopo alcuni anni, che campionato ti aspetti?

«Un campionato che si è evoluto in questi anni, dove sono arrivati tanti allenatori italiani come Marchesi, Micelli, Salvagni ed anche altri. Ovviamente non è ai livelli di quello italiano che per me rimane senza ombra di dubbio il più performante, qualitativo e difficile, ma va sempre più strutturandosi con le sue peculiarità che sono anche un po’ le caratteristiche sociali del paese. C’è una grossa concentrazione di squadre tra Costa Azzurra e sud del paese, poi le altre città sono abbastanza piccole. Si gira parecchio».

La scelta è stata solo per l’importanza del club?

«Fondamentalmente ho scelto di intraprendere questa avventura perché avrò la possibilità di fare un campionato di vertice, cosa che non era possibile a Filottrano. E’ una gestione completamente diversa anche per me in prima persona, da doversi salvare facendo punti in determinate partite a lottare per il vertice, dovendo far più punti possibili in tutte le partite».

Per quanto riguarda la squadra quali sono le idee sul mercato?

«Senza fare nomi, anche perché ci sono ancora contratti in essere e non è corretto, l’idea è di allestire una squadra abbastanza giovane, con un po’ di progettualità. Sarà molto rinnovata rispetto a questa stagione, può darsi ci sia qualche atleta italiana, ma non sarà la prevalenza. Siamo anche abbastanza avanti sul mercato, ci sono da definire principalmente le 2-3 situazioni importanti per completare il sestetto di base. Lo staff, invece, sarà tutto italiano e anche qua cercherò di strutturarlo con un sistema di un certo tipo».

Hai citato gli altri allenatori italiani, se rimarrà si prospetta un derby con Micelli.

«Sarebbe un piacere e un vanto per il campionato. Poi essendo lui al Le Cannet abiteremmo a cinque minuti di distanza e potrebbe essere un modo per coltivare un rapporto di amicizia che ci lega dall’esperienza di Modena con la Liu Jo Nordmeccanica». —

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