Benassi: «La ripartenza solo se siamo sicuri al 102%»
Il mediano modenese della Fiorentina: «Ci sono cose più importanti del calcio Aver visto alcuni miei compagni di squadra contagiati mi ha fatto molta paura»
Marco Benassi sta vivendo queste settimane di lockdown per l’emergenza Covid-19 a Firenze, dove gioca e dove vive con la moglie Giusy e i figli Alessandro e Andrea, ma il 5 aprile non si è scordato del 108° compleanno del Modena e ha inviato il suo videomessaggio di auguri al club canarino. Il centrocampista 25enne della Fiorentina, che ha tirato i primi calci a un pallone con la maglia della Gino Pini prima di approdare nel settore giovanile gialloblù, è ormai da anni il giocatore modenese che milita ai livelli più alti del calcio nazionale. Intervistato da Radio Bruno, ha raccontato le sue giornate in attesa della possibile ripartenza della serie A: «La mattina gioco con i miei figli, dopo pranzo faccio allenamento, poi gioco di nuovo con i miei figli e la sera mi concedo una partita alla Playstation. Mi riesco ad allenare bene anche a casa e in ogni modo lo si deve fare, altrimenti quando ripartiremo sarà dura. Leggo che probabilmente il 4 maggio torneremo ad allenarci tutti assieme. Siamo i primi a volerlo fare, purché ci siano le dovute misure di sicurezza. Vogliamo la certezza del 102% che tutto sia a posto. Il calcio è certamente importante, ma altre cose lo sono di più». La Fiorentina è stata una delle squadre più colpite dal Covid-19, con la positività dei calciatori Vlahovic, Pezzella e Cutrone oltre a quella di altri dipendenti del club: «Quando ho saputo dei miei compagni e dei membri dello staff – ha ammesso Benassi - ho temuto per loro e, sinceramente, ho avuto anche un po’ paura per me e la mia famiglia. Ho sentito che il nostro dottore è stato male per tanti giorni, assistere a tutto questo da così vicino mi ha fatto effetto. Quando lo vedi da vicino, questo virus fa davvero paura. Per questo motivo penso che ci dovrà essere la massima sicurezza quando si deciderà di riprendere. Per noi calciatori non ci sarebbero problemi a giocare d’estate, siamo professionisti e ci atteniamo a ciò che viene deciso, anche se una partita ogni tre o quattro giorni con più di trenta gradi sarebbe un qualcosa di totalmente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati». Il centrocampista modenese ha concluso la sua chiacchierata parlando del possibile taglio degli stipendi: «Abbiamo dato la nostra disponibilità e adesso aspettiamo la decisione della società. Questa situazione di emergenza ci ha fatto capire quali sono le priorità della vita. A volte, sbagliando, ci arrabbiamo per delle cavolate, non vale la pena perdere tempo per le cose inutili». —
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