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calcio femminile. Il personaggio 

Sabatino, il bomber che s’ispira a Inzaghi «Non vedo l’ora di ritornare a giocare»

Valentina Spezzani
Sabatino, il bomber che s’ispira a Inzaghi «Non vedo l’ora di ritornare a giocare»

L’attaccante neroverde e della Nazionale: «Stare in casa è dura, non riesco ad immaginare la mia vita senza pallone»

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In mancanza del calcio giocato, i tifosi del Sassuolo devono accontentarsi di vedere i loro beniamini sui social. Ieri è toccato a Daniela Sabatino, capitano della squadra femminile neroverde, rispondere alle domande dei suoi sostenitori. «Il Sassuolo è una società che punta sui giovani, a me ha chiesto di aiutare a far crescere le piccole e sono contenta di poterlo fare – racconta l'attaccante - conosco mister Piovani dai tempi del Brescia, il suo vice, Samantha Dolci, è stata un mio dirigente alla Reggiana, e con le ragazze mi trovo bene, mi fanno morire dal ridere. La rompiscatole del gruppo? Mi tocca dire che sono io».

Prima dello stop forzato dovuto al coronavirus, le ragazze neroverdi erano seste in classifica: «All'inizio abbiamo avuto difficoltà e perso punti perché la squadra era nuova, giovane e aveva bisogno di fare esperienza. Poi siamo cresciute, migliorate e abbiamo provato a fare un bel gioco, purtroppo il campionato è stato interrotto sul più bello. Come sto passando questo periodo? In casa, come tutti, faccio gli allenamenti che il preparatore ci manda, guardo le serie tv e faccio tante videochiamate con la famiglia e gli amici. Io credo che non debba essere un peso rimanere in casa, è per il bene nostro, dei nostri cari e di tutti, dobbiamo pensare a medici e infermieri che lavorano ogni giorno per salvare vite umane, il nostro pensiero e il nostro grazie deve andare a loro. Spero tanto che questo periodo passi in fretta e che si torni alla normalità, perché non vedo l'ora di tornare a giocare».

Sì, perché Daniela non sa proprio immaginare la sua vita senza il calcio: «Mia mamma mi ha sempre detto che sono nata col pallone, non c'era altro che potesse distrarmi. Ho iniziato a giocare nei pulcini del Triveneto, poi sono andata a Campobasso, dove è iniziata la mia carriera. Devo ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre spronato a fare del mio meglio, senza mai ostacolarmi, ho cercato di renderli orgogliosi di me. Quando ero piccolina avevo un bel caratterino, devo dire grazie a Milena Bertolini, che ho avuto la fortuna di avere come allenatrice a Reggio, a Brescia e adesso in Nazionale, le devo tanto, mi ha fatto capire realmente come bisognava lavorare per giocare ad alti livelli e per togliermi tante soddisfazioni personali». Tra queste ci sono la Nazionale, «La maglia azzurra era il mio sogno nel cassetto da bambina, ogni volta che la indosso ancora oggi mi dà sensazioni bellissime, uniche, difficili da spiegare», e tanti gol, «Impossibile dimenticare quello con l'Italia agli Europei contro la Svezia, poi direi il mio centesimo con la maglia del Brescia segnato contro la Torres, tra quelli realizzati col Sassuolo scelgo l'1-0 contro l'Orobica, un inaspettato pallonetto al portiere». Non è un caso che sulle sue spalle ci sia il numero 9: «Il 9 è il numero dei bomber, degli attaccanti e del mio idolo Pippo Inzaghi, ho sempre desiderato giocare con questo numero». —

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