Bosetti, anima di una Liu Jo che non c’è più
«A Modena due stagioni fantastiche, peccato per la chiusura Avevo 24 anni, ma io sarei rimasta per tutta la mia carriera»
A volte non basta solo il talento per arrivare al top. Serve anche trovarsi nel posto giusto al momento giusto, incontrare sul cammino le persone ideali per intraprendere un percorso che può riservare anche momenti difficili come un brutto infortunio. E’ questo il caso di Caterina Bosetti, uno dei prospetti più importanti della pallavolo italiana che a Modena ha trovato la sua dimensione e nelle ultime due stagioni ha concluso con la Pomì Casalmaggiore un percorso che l’ha portata ad essere con continuità protagonista indiscussa del massimo campionato. Ne è già passata di acqua sotto i ponti dal 2009, quando esordì quindicenne nel massimo campionato, e da lì tante esperienze oltre a qualche vittoria seppur non da protagonista assoluta come le due Coppe Italia con Villa Cortese, i due trofei brasiliani con l’Osasco e la Coppa del Mondo nel 2011 all’esordio in Nazionale.
Sotto la Ghirlandina poteva nascere qualcosa d’importante, ma la chiusura della Liu Jo Nordmeccanica ha portato Caterina Bosetti a spiccare il volo altrove seppur poco distante.
Caterina, partiamo dall’inizio com’è stato il tuo arrivo a Modena?
«È stato un po’ strano, fino a quell’anno avevo passato ogni estate con la Nazionale, ma quella volta no. Modena significava ricominciare, ma partivo senza certezze. Dovevo giocarmi il posto con una compagna più esperta, in una società nuova che non conoscevo. Poi andò tutto come speravo».
Nella prima stagione,avete sfiorato due titoli .
«Non stavamo andando né benissimo, né malissimo e la società ha optato per un cambio di allenatore. Di solito si fa per smuovere qualcosa ed in quel caso ebbero ragione. Non so cosa sia successo, ma con Gaspari abbiamo iniziato a giocare bene le partite importanti pur non avendo comunque grandissima continuità perché i nostri scivoloni li abbiamo avuti. Abbiamo fatto due finali, in Champions abbiamo sfiorato la Final Four e penso sia stata un’annata molto positiva. Vedere il PalaPanini pieno per noi ragazze in finale scudetto è stata un’emozione incredibile, peccato perché forse siamo arrivate un po’ cotte dalle tantissime partite giocate in stagione. Novara non era imbattibile per noi e lo avevamo dimostrato in gara 1».
Meno positivo, anche per il tuo infortunio, è stato il secondo anno?
«A livello personale lo considero positivo perché mi sono riconfermata con più continuità rispetto l’anno prima, poi a livello di squadra mancava qualcosa perché c’erano squadre più attrezzate di noi per vincere. C’è stato anche un altro cambio in panchina con l’arrivo di Fenoglio: a Novara non avevo avuto un buonissimo rapporto, ma su di lui mi sono poi ricreduta. In generale non riesco a trovare lati negativi dei due anni a Modena nonostante un infortunio micidiale che alla fine di quella stagione non mi faceva tirare le somme con la mente lucida, vedevo solo nero».
Dopo l’infortunio l’unica tranquillità che avevi era il contratto per la stagione successiva, ma arrivò la chiusura.
«È stato bruttissimo. Le voci giravano da prima, ma io sarei rimasta tutta la vita per quanto stavo bene. Sembra stupido darlo all’età che avevo allora, 24 anni, ma stavo veramente bene e avrei voluto restare fino a fine carriera. Modena rimane il posto dove vorrei vivere, ma anche tante mie compagne sono rimaste dispiaciute per la chiusura. Anche se la stagione non era stata positiva al 100% tante sarebbero rimaste».
Poi è arrivata la Pomì, proprio la squadra e il palazzetto dove ti eri infortunata pochi mesi prima.
«A quel punto non avevo grande mercato, inoltre quando mi sono operata mi era stato detto che non era sicuro potessi tornare a giocare. Ho accettato subito Casalmaggiore perché mi hanno sempre trattato come la Caterina senza infortunio, con grande fiducia. È stato difficile all’inizio, con tante paure e dover capire come muoversi poi tornare al PalaRadi dove era successo tutto. Ho avuto anche attacchi di panico, un primo anno tosto, ma ritrovando Gaspari e col supporto della società posso dire che è andata benissimo».
Qual è il tuo bilancio?
«Queste due sono le società dove mi sono trovata meglio in assoluto. Dopo Modena sapevo di arrivare in un paesino senza tutti gli svaghi, ma comunque mi sono affezionata e mi sono riproposta di tornare quest’estate».
Pensi anche alle Olimpiadi rimandate al 2021?
«Sono contenta di aver dimostrato in campo, coi numeri, tutto il mio valore. Lo slittamento delle Olimpiadi mi fa piacere non tanto per me, ma ancor di più per mia sorella che potrà recuperare dall’operazione alla spalla. Credo che in questo momento storico fosse assurdo giocarle, spero di poterle vivere il prossimo anno». —
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