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due protagonisti ricordano l’impresa dell’oece 

Giliberti e Baraldi: «C’era un clima magico, irripetibile»

F.MOR.
Giliberti e Baraldi: «C’era un clima magico, irripetibile»

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Luigi Giliberti all’epoca era l’assistant-coach di Guido Novello in quel fantastico lustro. Ci racconta qualche aneddoto come quello della finale garadue a Gragnano: «Una delle esperienze più traumatiche della mia vita, si giocava in un pallone senza spogliatoi situati in una casupola esterna senza finestre, ci consigliarono di cambiarci in hotel a Torre del Greco. Il palazzetto era in una stradina cieca che i tifosi chiudevano parcheggiando le loro auto, per costringere il pullman fuori e le atlete ad un passaggio fra insulti, sputi e altro… dentro al pallone 100 persone che fumavano tutte e a fine partita non si vedeva da un canestro all'altro. La panchina ospite dietro ad un’area del pallone rattoppata dove si racconta che i tifosi nelle gare “calde” infilassero i coltelli a mo’ di avvertimento. Perdemmo di 23 e ne fummo quasi sollevati». Divertente l’aneddoto su Graziella Trampus: «Lei triestina, non voleva venire a Cavezzo e non voleva allontanarsi da casa, Vernizzi per portarla da noi fece inserire a contratto una clausola in cui lei aveva a disposizione un ex-tassista di Mirandola che la portava a Trieste quando voleva, accadde anche nella famosa trasferta di Gragnano…». Il momento chiave della stagione: «Finimmo la regular season con qualche sconfitta e un po’ sfiduciati, va considerato che eravamo una squadra giovane dove gli elementi più esperti erano Caldato e Lo Faro che avevano fra i 25 e 27 anni, io e Guido Novello stesso eravamo 27enni all’epoca. Organizzammo una cena con le ragazze senza dirigenti e questo rinsaldò il gruppo in vista dei playoff». Sull’ecletticità del presidente Vernizzi: «In estate fece ristrutturare la palestra di Via Allende a sue spese in un paio di mesi, fece traslare il campo sulla diagonale ed aggiunsero due file di tribune, adottando la soluzione di un parquet in legno pregiato all’epoca, galleggiante e non poggiato direttamente sul sughero. Mancava il tabellone elettronico, minacciò l’azienda che ce li riforniva che se non fossero arrivati subito si sarebbe rivolto altrove, in paio di giorni furono lì e fummo pronti per l’inizio del campionato».

La giovanissima Lorenza Baraldi, all’epoca fra le ragazze aggregate ed unica assieme a Romana Garuti della zona essendo di Mirandola, ricorda: «Un periodo meraviglioso, una stagione fantastica. Il clima in spogliatoio era magico e quelle che per noi giovani erano le “vecchie” della formazione erano esempi da imitare dentro e fuori dal campo». Lo spogliatoio: «Prizia era la leader di quella squadra, una pazza nel senso buono del termine. Caldato, la giocatrice più seria, integerrima e ligia al dovere che abbia mai conosciuto nella mia carriera». Cavezzo: «Un crocevia decisivo della mia carriera, all’epoca andavo ancora a scuola, eravamo sempre sui giornali grazie all’Oece, eravamo diventate quasi famose. Quando Vernizzi qualche anno dopo mollò, ci regalò il cartellino e ci trovò squadra, io andai a Busto Arsizio e poi da lì arrivai fino in Nazionale, fra l’altro riserva alle Olimpiadi di Barcellona». Vernizzi: «Ha creato un mito che resiste tuttora, era un illuminato, mise le ambulanze fuori dal palazzetto prima dei tempi, a causa di un episodio spiacevole. È rimasto il dispiacere di non avere mai saputo le vere ragioni del suo abbandono». E infine un cameo, in quella stagione Cavezzo fu anche campione d’Italia Juniores, per Lorenza: «Il ricordo più bello di quel periodo, una soddisfazione incredibile». —

F.MOR.

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