Allenamenti, un caso politico Figc: miglioriamo il protocollo
Il calcio e le ultime disposizioni del governo. Dal 4 maggio corsa solo nei parchi Vertici istituzionali morbidi: «Ripartenza possibile». L’Aic: «Siamo discriminati»
Un paradosso, qualcosa di più. Ma niente controffensiva. Il paradosso è quello che, per il mondo del calcio nel suo insieme, esce dall’ultima virata governativa: Immobile, Lukaku, Dybala possono correre al parco, ma non possono farlo dentro ai centri sportivi dei club, perché per l’allenamento individuale le porte si apriranno da lunedì prossimo, ma all’aperto e in luoghi pubblici. E, il calcio? Tutto rimandato di due settimane.
Così mentre oggi il sindacato dei calciatori farà sentire la sua voce contraria (da potenziali privilegiati a discriminati, è il ragionamento) e al netto di posizioni singole come quella del direttore sportivo della Lazio Tare («Lo scopo di chi decide non è certo quello di aiutare il calcio), le istituzioni del pallone scelgono una linea morbida e rispediscono la sfera nel campo avversario: se l’obiettivo è la ripresa, il traguardo resta raggiungibile anche dopo il provvedimento governativo di domenica sera.
Figc e Lega hanno capito che la partita è diventata politica, una sfida dove c’è chi punta a sventolare la bandiera del vincitore. Il Coni? Lo stesso Governo? La Federazione dei medici sportivi? Il calcio vuole ripartire e, con qualche sfumatura, lo ripete da settimane, gli altri attori tentennano, ma il tempo è scaduto.
Nel mezzo, rimane un protocollo medico per gli allenamenti in sicurezza licenziato dalla Figc e contestato al di fuori senza capire, però, la reale consistenza delle obiezioni. «La nostra Commissione scientifica – sottolinea il presidente della Figc Gravina – ha terminato il suo lavoro, ma siamo pronti a integrare e a modificare il protocollo recependo le indicazioni del Coni e del Comitato tecnico del governo e riconoscendo la Federazione dei medici sportivi quale riferimento per armonizzare il tutto». Tradotto: diteci cosa fare per riprendere l’attività.
Questione di sicurezza, senza dubbio. Ma anche questione di opportunità politica: il calcio non ri-alza i toni, perché vuole stanare i suoi interlocutori.
Ricominciare il 18 maggio con un lavoro graduale sarebbe, comunque, un successo alla luce dei tanti dubbi sulla stessa ripresa o meno della preparazione.
Riprendere il 4 maggio come chiesto e come sperato prima di domenica potrebbe ancora essere possibile visto il pressing di parte della maggioranza sullo stesso governo, perché corregga quello che, come detto, viene vissuto come un paradosso: non è da escludere, nelle prossime ore, una nota del ministro per lo Sport Spadafora a correggere un po’ il tiro aprendo i centri sportivi dei club agli allenamenti individuali dei giocatori.
Mourinho chiese scusa, circa un mese fa, quando fu sorpreso in un parco di Londra mentre faceva allenare un suo giocatore del Tottenham in pieno lockdown. Da lunedì prossimo, se non cambiasse il copione, la stessa scena, seppur in un contesto di apertura nelle misure prese, potrebbe ripetersi alle nostre latitudini. «Il rischio zero davanti a una ripresa non ci sarà mai. Nemmeno a novembre», così il presidente degli arbitri Nicchi. —
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