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Messori, Marcantognini e la nazionale amputati «Realizzato un sogno»

Messori, Marcantognini e la nazionale amputati «Realizzato un sogno»

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Nella seconda puntata di Fuori Campo alle 11, Barbara Fontanesi ha incontrato in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione alcuni dei protagonisti della Nazionale Calcio Amputati. Capitano e fondatore della squadra è Francesco Messori, autore del libro “Mi chiamo Messi”. Da un sogno che sembrava impossibile, alcuni anni fa è riuscito a dare forma e luogo a questo ambizioso progetto che oggi, grazie alla collaborazione con FISPES, è cresciuto sempre di più, avendo la possibilità di raccogliere ragazzi dai 15 anni fino all’età adulta oltre ad «avere la possibilità di poter entrare nell’orbita della FIGC», come spiega Renzo Vergnani Commissario Tecnico della Nazionale Calcio Amputati. Paolo Zarzara, vice-allenatore, ha sottolineato la grande forza di questo gruppo, l’amicizia: «quando si entra in campo si è tutti uguali, non avere un arto o un difetto non significa affatto non essere normali». Poi è stata la volta di Lorenzo Marcantognini, uno degli attaccanti più giovani della squadra: «A 15 anni grazie all’incoraggiamento di mia sorella mi sono avvicinato alla squadra e ho iniziato a seguire le prime partite, anche se non potevo giocare, poi sono entrato anch’io sempre più all’interno del progetto». Il caso di Lorenzo è singolare dato che è uno di quegli atleti in rosa a poter vantare la propria partecipazione con profitto a realtà multi-sportive. Infatti dal 2015, con il sostegno fondamentale del padre, Marcantognini ha intrapreso anche una personale carriera in atletica leggera, arrivando persino a battere il record mondiale nei 400 metri. «Quello è stato uno dei momenti più belli della mia vita – ha chiosato – perché per la prima volta in vita mia ho potuto tenermi tutte le emozioni derivanti dalla vittoria per me senza condividerle con nessun altro. Questo è un po’ il vantaggio degli sport individuali, anche se il calcio, che è uno sport di squadra, rimane al primo posto». Lorenzo dice questo con un po’ di incertezza dal momento che attualmente avrebbe la possibilità di partecipare alle prossime paralimpiadi che potrebbero disputarsi contemporaneamente ai campionati europei.

Messori ha parlato del legame fra genitori e calciatori della squadra a partire dalla sua esperienza personale: «I miei genitori sono stati i primi a credere in me e per questo mi ritengo fortunato perché non è affatto scontato che una coppia di genitori sia in grado di gestire un problema come la disabilità del proprio figlio. Mamma e papà sin da quando ero bambino, invece, mi hanno dimostrato che la mia disabilità non deve essere un limite o un problema, ma mi hanno insegnato a gestirla con me stesso e con gli altri». Infine una battuta sull’imminente fine del lockdown e l’inizio della fase 2: «Non sappiamo cosa cambierà, forse niente, ma ci auguriamo che le cose e le persone nella nostra società possano cambiare in meglio. Adesso è necessario ricominciare a vivere e a lavorare ed anche lo sport potrà ripartire, ma solo in sicurezza per cui prevediamo che soprattutto gli sport di squadra saranno le ultime attività sportive a riprendere». —



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