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Petrucci tiene duro sugli stranieri «Dico no alla liberalizzazione»

Matteo De Santis
Petrucci tiene duro sugli stranieri «Dico no alla liberalizzazione»

Il presidente Federbasket sullo stop alla stagione: «Avevamo ragione» 

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l’intervista

Matteo De Santis / roma

In un periodo di poche certezze, Gianni Petrucci ne brandisce addirittura due: una sul passato e una sul futuro. «Il tempo ci ha dato ragione sulla chiusura della stagione», la prima sicurezza del presidente della Federbasket. La seconda è un paletto invalicabile per la ripartenza della Serie A: «Il numero dei giocatori italiani non si tocca».

In un’intervista al Corriere della Sera il presidente di Lega, Umberto Gandini, ha proposto di «ragionare senza pregiudizi» sulle quote di stranieri e italiani: esiste una trattativa?

«La questione, che si riflette anche sulla Nazionale, è importante. Parlo quasi tutti i giorni con Gandini, ma voglio essere chiaro: gli italiani devono giocare e il numero dei nostri giocatori rimane un punto fermo. Si può cambiare qualcosa sul sistema d’impiego e parlare anche di squadre con meno italiani, compensate da altre che ne avranno di più. A patto che la quota complessiva resti perlomeno inalterata».

Italiani razza protetta?

«Non è vero, voglio solo il giusto cocktail tra italiani e non, dentro le regole. Gli statuti delle federazioni recitano la tutela del patrimonio nazionale. C’è anche una delibera del Consiglio Nazionale del Coni, di quando ero presidente, sulla diminuzione degli stranieri e sulla quantità di visti per gli extracomunitari. Parecchi italiani, impiegati e impegnati con un minutaggio maggiore, non si sono dimostrati inferiori a tanti stranieri».

L’idea di Cremona “Club Italia”, con solo due non italiani agli ordini del ct Sacchetti, la stuzzica?

«Se si facesse, ma non lo so, ne sarei contento. Sarebbe un bell’esempio. Se Cremona prenderà questa strada non sarà per spinta federale, ma perché riterrà di suo che sussistano le condizioni».

Al basket converrebbe abbandonare il professionismo?

«Non credo che ci sia questa voglia. Il professionismo significa una maggiore tassazione, ma anche un riconoscimento d’importanza e serietà agli occhi dello Stato. Dopo che la Comtec ci dirà le iscrizioni in A e A2, vorrei parlare con i proprietari dei club di una riforma sulle competizioni giovanili. Il mio pallino resta una sorta di campionato Primavera, magari organizzato dalla Lega».

Tre basi solide per la ripartenza?

«Essere tutti d’accordo sulle novità da apportare ai campionati, sulle misure per riammodernare i palazzetti e sperare che il Governo aiuti davvero lo sport, quello professionistico in testa».

E che segnali ha percepito dal Governo?

«Vedo grande impegno e disponibilità da parte del ministro Spadafora e del suo Gabinetto. Credo molto nel nuovo presidente di Sport e Salute: il curriculum di Vito Cozzoli parla da solo».

Da uomo del palazzo dello sport, il calcio ripartirà?

«Alla fine presumo che ci sarà un punto d’incontro, non so in quale direzione. Tutti amiamo il calcio, ma non accetto che si seguiti a dire che finanzia tutto lo sport: non il basket. Non invidio la posizione di Gravina, sta facendo gli interessi della Federcalcio e non posso criticarlo». —

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