L’indignazione di Velasco e Lorenzetti: «Il volley lo sport più a rischio? Una follia»
«Chi ha redatto il rapporto ha mai visto una mischia di rugby, una partita di calcio o uno sport da combattimento?»
Continua a suscitare una serie infinita di polemiche il documento arrivato nelle mani del Coni che sottolinea come «il volley sia lo sport più a rischio contagio Covid-19 tra tutte le discipline presenti in Italia».
Un documento tanto assurdo quanto misterioso, perché pare che a compilarlo siano state le stesse Federazioni. La domanda è quindi spontanea: la Fipav si è autovalutata male?
O le altre Federazioni sportive hanno usato una “manica larga” nei criteri di scelta?
Perché è abbastanza chiaro che il volley non può aver «maggior rischio di contatto» piuttosto che altri sport di squadra come il rugby, il calcio o il basket.
C'è chi come Ivan Zaytsev si è limitato a un «ma siete seri? Il volley lo sport più pericoloso d'Italia?», mentre altri personaggi di spicco del mondo della pallavolo ci sono andati ben più pesanti.
VELASCO INDIGNATO
E' il caso di Julio Velasco che, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha esternato tutta la sua indignazione: «Quando al mattino, come tutti i giorni, ho letto la Gazzetta dello Sport, sono sobbalzato sul divano trovando lo studio fatto dal Politecnico di Torino. Sono veramente stupito di come un’Università seria possa avere concepito un’analisi come questa. Ora, definire la pallavolo come lo sport più pericoloso fra tutti quelli considerati, in tema di contagio per il Covid-19, anche più di sport di contatto o addirittura di combattimento, mi ha lasciato letteralmente stupefatto proprio da un punto di vista sportivo. Anzi, il termine più appropriato è che sono letteralmente indignato».
Velasco continua la sua critica: «Mi chiedo se chi ha redatto il rapporto in questione ha mai visto una mischia di rugby, una partita di calcio, una di basket, un match di boxe o più semplicemente se ha mai assistito a un’edizione di un’Olimpiade. La mia indignazione è anche relativa a come un rapporto come questo non abbia suscitato alcuna reazione in ambiente sportivo dopo la sua pubblicazione. Mi aspettavo che vi fossero reazioni anche da altri settori dello sport italiano. Dal Coni in primis, ma a anche dai commentatori sportivi perché francamente non riesco a condividere le basi su cui questo lavoro è stato svolto. Io credo di avere qualche competenza in tema di ricerche universitarie e credo che la prima cosa (almeno questa è la mia conoscenza) per poter basare una ricerca è poter contare su dati omogenei. Se i numeri raccolti non lo sono - continua Velasco - credo che risulti veramente difficile arrivare a un risultato di validità».
Secondo lo studio in questione il volley avrebbe l’indice di rischio più alto fra tutti gli sport presi in esame. «Sia molto chiaro, io non dico queste cose per fare aprire prima le palestre del volley. Credo che il governo oggi abbia altre priorità a cui dedicarsi, ma mi auguro davvero che non venga considerato questo lavoro – con paragoni ridicoli e vergognosi – per prendere decisioni di questo tipo. Io mi rimetto alle decisioni che saranno prese dal governo e tornerò in palestra soltanto quando mi diranno che sarà possibile. Non voglio avere favori o sconti. Ma non posso neanche accettare certe valutazioni: forse siamo talmente assuefatti dalle notizie che riguardano il virus che non ci stupiamo più di nulla. Siamo così bombardati che diciamo che va tutto bene quando ci sono “solo” 380 morti in una giornata. Ma per qualcuno che lavora da anni nello sport e che si confronta spesso anche con altre discipline, credo che non possa accettare questo tipo di analisi, anche se i dati di valutazione sono stati presi dalle singole federazioni».
LORENZETTI POLEMICO
Molto polemico sulla questione anche Angelo Lorenzetti, un altro ex allenatore di Modena Volley, che punta il dito contro chi ha redatto questa autovalutazione. «Tabelle di pericolosità degli sport. Dopo un giorno a cercare di capire, ho compreso che avevo solo creduto di fare pallavolo. Boh? “Dubbione” alla Amadeus. Se chi, nei giorni scorsi ha reagito spesso, ora non reagisce, significa che ha dato lui stesso un contributo a redigere il documento? Il reagire è azione collegata solo a qualcosa che disturba la propria persona oppure lo si può linkare anche al disagio che investe il movimento? Avanti!». —
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