Capua, medico Figc: «Dilettanti in campo solo dopo il vaccino» Chezzi: «Ha ragione»
Il presidente del Castelfranco: «Necessario un fattore di rischio minimo. Ripartirei non prima di metà ottobre»
“I Dilettanti torneranno in campo solo dopo il vaccino, non a settembre, ottobre o novembre. In quei mesi non si potrà certo essere arrivati al rischio zero”. Ad esprimersi in modo così categorico è stato Pino Capua, uno dei componenti della commissione medica della FIGC che da giorni lavora col comitato tecnico-scientifico per definire il controverso protocollo per la ripresa della Serie A. E se è vero che non sarà lui a prendere la decisione definitiva, si tratta indubbiamente di figura, e quindi di una posizione, autorevole. Posizione che si scontra con quella, riportata su queste colonne, del presidente del Crer Paolo Braiati, che parlava di una nuova stagione magari in forma ridotta, ma da far comunque ripartire a fine estate.
Una posizione che trova nella sostanza consenziente anche Paolo Chezzi, presidente della Virtus Castelfranco e tra le figure del calcio dilettantistico modenese di più provata esperienza. “Il signor Capua ha ragione – dichiara Chezzi – anche se forse il suo discorso è un po’ eccessivo quando parla di rischio zero. Se ci dovessero essere, per dire, dieci positivi in tutta l’Emilia Romagna è chiaro che nella nostra regione si potrebbe partire. Ma deve esserci un fattore di rischio del genere, cioè davvero minimo. Il mondo dei Dilettanti infatti non può permettersi operazioni come continue sanificazioni; per non parlare dei tamponi a tutti i giocatori e al lo staff… E d’altro canto, i giocatori dilettanti non possono essere considerati atleti figli di un dio minore rispetto a quelli professionistici, o per meglio dire di Serie A, e mandati a rischiare: non vivono in ritiro perenne, vanno e vengono da casa e dalle loro famiglie al lavoro e poi al campo, non sono controllabili”. Rischio dunque, se non zero, di “zero virgola…” per Chezzi, ma non solo: “Vanno definite – prosegue – delle regole ben chiare, che oltre a un protocollo oggettivamente attuabile affrontino anche il problema della responsabilità: se un giocatore finisce contagiato, le conseguenze penali non possono ricadere sulla società e quindi sul suo presidente, altrimenti tutti si dimetterebbero dalla carica… L’alternativa è far firmare delle liberatorie ai giocatori che sollevino le società dalla responsabilità. Col rischio concreto però, se questo venisse chiesto quando la paura del contagio fosse ancora serpeggiante, che alcuni giocatori accettino e firmino e altrettanti no. In tal caso, alle società potrebbe anche accadere di ritrovarsi con rose di soli 12-13 atleti a disposizione…”. Per tutti questi motivi, la strada suggerita da Chezzi è quella della pazienza e dell’attesa: “Ritengo sia inutile in questo momento o di qui a poco ipotizzare una ripresa della stagione 20/21 a settembre, perchè per sapere se anche i prossimi campionati potranno disputarsi, e quando, oppure no bisognerà valutare l’evoluzione del virus nei prossimi due mesi. Io calendererei la ripresa dei tornei non prima di metà ottobre. Sperando sia sufficiente… “ Riflessioni che potrebbero ovviamente essere estese anche all’attività giovanile, con però una componente in più: trattandosi, juniores (e non tutti) a parte, di minorenni, in una situazione di rischio ancora latente quanti genitori si sentirebbero di mandare i propri figli ad allenarsi e a giocare? —
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