Ferrari: «Va forte e senza errori Talento vero plasmato da papà»
Parla il talent scout che scoprì il ragazzo spagnolo su una pista di kart Dal test con Kvyat al vivaio della Red Bull. «Sempre preciso e attento»
l’intervista
Novembre 2009, circuito di Castelletto di Branduzzo (Pavia). In pista tre kartisti 15enni che si giocano un futuro nelle monoposto: Nick De Vries, Daniil Kvyat e Carlos Sainz. A “testarli’’, Antonio Ferrari, personaggio storico del motorsport, allora titolare del team piemontese Eurointernational di F.Bmw.
Ferrari, come andò?
«Helmut Marko mi aveva chiesto di segnalargli due-tre nomi per il programma Red Bull. Segnalai Sainz e Kvyat».
Cosa la colpì di Sainz?
«Era preciso nella guida, sapeva ascoltare i consigli. Poi la maturità, l’eleganza nei modi. Si era presentato con papà Carlos, che per me, ex rallysta, era un mito. De Vries era spocchioso, i due Sainz invece gentilissimi, mi fecero un’ottima impressione. Così Daniil, che a 14 anni già era il manager di se stesso, e Carlos si ritrovarono compagni di squadra in F.Renault. All’inizio pensavano solo a battere l’uno i tempi dell’altro, ma mi inventai un trucco».
Quale?
«Il lunedì mandavo loro una serie di domande tecniche: chi il venerdì rispondeva meglio avrebbe avuto un set di gomme in più per la gara dopo. Morale: le vinse quasi sempre Carlos, che la mattina del venerdì mi rispondeva in perfetto inglese, con un sacco di dettagli. Daniil invece dovevo chiamarlo io per farmi dire le risposte».
C’era la mano del papà.
«Gli ha passato il gusto per la meticolosità. Col figlio è stato molto severo, gli ha fatto sempre tenere i piedi per terra. Ha vinto due mondiali rally, ma nelle faccende del team non si intrometteva mai: se penso a certi genitori. In questo Carlos jr è il riflesso del padre».
Il campionato come andò?
«Carlos vinse due gare di contorno alla F1 a Sepang e iniziarono a notarlo. In Europa all’inizio faticò, poi fece la pole a Silverstone e si sbloccò vincendo una gara. Ma il capolavoro lo fece a Macao».
Circuito difficilissimo.
«Papà Carlos la sera prima della gara ci svegliò alle 3 di notte per andare a controllare, senza traffico, ogni singola buca, ogni tombino del tracciato con la pila elettrica. Carlos jr prendeva appunti, e il giorno dopo fece una gara perfetta».
Siete rimasti in contatto?
«Pensi che Carlito nella sua casa di Madrid dietro il letto tiene ancora l’ala anteriore di quella Bmw, firmata da tutto il team. Con Sainz padre ci sentiamo spesso, sa che ho contribuito al successo del figlio. Due giorni fa mi ha chiamato: “Antonio – mi ha detto – ci abbiamo messo 10 anni per passare da Ferrari alla Ferrari, ma ce l’abbiamo fatta”».
Carlos jr è il pilota giusto per la Rossa?
«Lo credevano un figlio di papà, ma è un talento vero. Ed è uno che dà tranquillità. Andrà forte, non farà errori, e sarà un riferimento per Leclerc. E per festeggiare a Monza gli porteremo in regalo la F.Bmw con cui ha corso nel 2010». —
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