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Renzo Cestelli, 84 anni e una vita da romanzo tra motociclismo e bocce

Giacomo Molteni
Renzo Cestelli, 84 anni e una vita da romanzo tra motociclismo e bocce

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Giacomo Molteni

E’ l’emblema del mondo delle bocce che non si arrende al Covid e da lunedì, quando per decreto potranno riaprire gli impianti, proverà lentamente a ripartire.

Parliamo di Renzo Cestelli, 85 anni da compiere il prossimo 30 dicembre: non un giocatore (non lo è in fondo mai stato), ma più di un giocatore, conosciuto in tutta Italia, e non solo, quanto se non più dei campioni più famosi. Nato a Budrione di Carpi, tra i fondatori nel 1964 del circolo bocciofilo (“fui io – ricorda – a scegliere il nome Rinascita”) che ha reso nel tempo la sua piccola frazione una capitale delle bocce nel mondo (anche grazie a una manifestazione come il “Pallino d’Oro” che in questi decenni ha visto sui campi di Budrione atleti di quasi tutti i continenti: brasiliani, cinesi, statunitensi, nordafricani…), ha vissuto una vita da romanzo.

Campione di motociclismo da giovanissimo (vinse anche un “Città di Modena” nella categoria cadetti alla guida di una Gilera 125), costretto al ritiro precoce per una rovinosa caduta nella tappa Bologna-Pisa del Giro d’Italia (motociclistico ovviamente), si dedicò alla grande passione della fotografia in ambito sportivo, collaborando con le principali testate specialistiche, nel calcio prima (seguendo il Modena in A e a seguire la grande Inter di Moratti ed Herrera), nel ciclismo poi, stringendo grande amicizia con un mito come Francesco Moser. Moser che fu uno dei tanti campionissimi, e qui arriviamo alle bocce, che grazie ai suoi agganci riuscì a portare come ospiti del già citato “Pallino d’Oro”: Pantani, per stare nel ciclismo, e diversi olimpionici (i fratelli Abbagnale, Alberto Cova, Baldini…). Per non parlare di giornalisti quali Candidò Cannavò, Everardo Dalla Noce, Amedeo Goria… Un organizzatore come pochi, insomma, ma anche, in senso sportivo, uno scopritore e valorizzatore di giovani talenti: fu lui a portare alla “Rinascita” dalla Lombardia Viscusi (un titolo mondiale Under 21 ed uno europeo Under 23 durante la permanenza a Budrione) e dalla Calabria Scicchitano, vincitore dell’ultimo “Pallino dì’Oro”. O a valorizzare, in campo femminile, quell’Elisa Luccarini che diverrà poi la più forte giocatrice del pianeta. Un’attività che gli è valsa un infinità di riconoscimenti, culminati nel 2012 con la Stella d’Oro del Coni per meriti sportivi. Dal 2015, quasi 80enne, si è rimesso in gioco divenendo d.s. della società “Caccialanza” di Milano, con la quale in nemmeno cinque anni ha conquistato un campionato di Serie B, due scudetti e un Mundialito per Club, oltre a due titoli italiani a terna ed un mondiale individuale con il suo atleta di punta Formicone. Il virus in questi due mesi lo ha indirettamente colpito pesantemente, portandosi via due cognate e l’amato genero, ma Cestelli, da lottatore qual è, guarda avanti e lancia un messaggio a tutto il suo mondo: «Sono felice che la Federazione stia gettando le basi per ripartire, e non vedo l’ora di poter rivedere attorno ai campi tanti amici, ma dovremo stare attenti a rispettarci tutti se vorremo davvero poter tornare ad abbracciarci. Sarà una ripresa molto difficile, tanti sponsor non potranno più dare una mano, e allora alle società che vorranno continuare a fare attività di alto livello consiglio di puntare sui giovani, come io ho spesso fatto: ce ne sono tanti bravi che aspettano una chance». —

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