Polpaccio ko Ibra così rischia di chiudere la sua carriera
«Dio è tornato e veglia su di voi» erano state le penultime parole famose di Zlatan Ibrahimovic. In un successivo fotomontaggio su twitter, l’attaccante del Milan era apparso metà dio e metà diavolo. L’umiltà non appartiene al personaggio, ma siglare patti con il demonio non è mai stata una buona idea. Tanto più che Ibra non ha un quadro in soffitta che invecchia al posto suo. È fatto di ossa e muscoli straordinari che a 38 anni sono diventati meno elastici. E possono infortunarsi.
Ibra si è riscoperto umano ieri in l’allenamento a Milanello. Durante la partitella ha ricevuto un lancio lungo, è scattato e ha sentito una fitta al polpaccio. La sua seduta è finita lì, con lo staff medico rossonero in allarme. Per una diagnosi precisa bisognerà attendere esami e visite in programma oggi alla clinica La Madonnina a Milano. Già in febbraio un fastidio al polpaccio lo aveva costretto a saltare l’incontro con il Verona per tornare in campo nel derby. C’è il sospetto che il problema muscolare si sia riacutizzato e ora lo costringa a uno o due mesi di stop. L’altro timore, la rottura del tendine di Achille, è stato fugato dal Milan. Il giocatore è tornato a casa in macchina (con autista), ma senza stampelle.
Alla seconda giornata di allenamenti collettivi il Milan perde così il suo giocatore più prestigioso e in forma. Le ipotesi sul futuro, i dubbi sul rinnovo potrebbero svanire con una stretta di mano (a distanza, c’è sempre il Covid) prima ancora che finisca questa stagione folle. Il ko di Ibra fa rumore perché può significare la fine della carriera di un fuoriclasse, ma allenatori e preparatori atletici ci avevano avvisato: la ripresa dell’attività agonistica in estate dopo una pausa così lunga provocherà infortuni in serie.
Ibra ha una cura maniacale del fisico e si era trasferito in Svezia per allenarsi nell’Hammarby mentre l’Italia si chiudeva in casa. Non è bastato. O, forse, è stato proprio l’eccesso di preparazione a fargli male. Oggi saprà se sarà in grado di rientrare a fine campionato: per essere lui a dire addio al calcio, e non viceversa. —
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