Domani la schiarita con il Governo, ma la serie C rimane in agitazione
I club di terza serie sostenuti dai medici sociali ribadiscono il no ma c’è l’ipotesi playoff e playout Riforma dei campionati possibile solo per l’emergenza Covid-19
Tutti attendono domani, quando il mondo del calcio incontrerà il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, per capire se e come potranno riprendere i campionati. La serie C resta la categoria più in agitazione, sconfessata nelle intenzioni dalla sentenza arrivata nell’ultimo Consiglio Federale e del tutto spaccata sul futuro. Le oltre cinquanta società che avevano votato per la sospensione del campionato sembrerebbero pronte a tornare alla carica, supportate dai propri medici sociali, per ribadire il loro “no” secco all’ipotesi della ripresa, almeno per quanto riguarda la stagione regolare. Difficile credere che il grido possa restare inascoltato, con la Figc che a quel punto passerà già a studiare il piano B per provare a realizzare almeno playoff e playout ed assegnare sul campo promozioni e retrocessioni. Sono giorni caldi, in cui Modena e Carpi restano in attesa di capire se dovranno tornare in campo o se la stagione potrà essere archiviata, e sono giorni in cui il sistema calcio continua ad interrogarsi sulla propria sostenibilità nell’era post-Covid. Per quanto il presidente federale Gabriele Gravina abbia ribadito che le riforme dei campionati non sono un tema all’ordine del giorno, sul web continuano a rincorrersi voci e indiscrezioni su quella che potrebbe essere la prossima stagione. Dall’idea originaria di Gravina, cioè riportare la C a 20 squadre e reintrodurre la C2 semiprofessionistica, all’ipotesi di una serie B con 40 squadre in due gironi e di una C dilettantistica che continua ad essere sostenuta dal giornalista di Sportitalia e Tuttomercatoweb.com Michele Criscitiello. Primo aspetto da valutare è se sarà possibile attuare la riforma già dalla prossima stagione: da statuto federale non si potrebbe e servirebbe dunque una forzatura da parte della Figc, che dovrebbe concedere o privare una società della categoria di cui avrebbe diritto sul campo, in più si renderebbe necessario un passaggio in parlamento entro settembre per modificare la legge Melandri al fine di definire una ridistribuzione degli introiti oltre che per approvare la defiscalizzazione nel caso in cui fosse reintrodotta una categoria semipro. Più possibile, dunque, che sia semplicemente il Covid-19 ad accelerare una qualsiasi riforma con un primo intervento non deliberato ma dettato dalle difficoltà economiche dei club, riscrivendo il numero di iscritte tra i prof ancor prima dell’arrivo tra un anno della vera riforma. —
M.C.
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