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La Lega Pro ribadisce: prime tre dirette in B poi playoff facoltativi

Marco Costanzini

Ieri il Direttivo, con la presenza di Gravina,  ha studiato il piano da proporre alla Figc 

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Il Consiglio direttivo di Lega Pro si è subito rimesso al lavoro per cercare di capire con quali modalità possa terminare il campionato di serie C. Un’impresa, a dire il vero, visto che la maggior parte delle società resta sulle posizioni espresse nell’assemblea in cui era stata deliberata la conclusione definitiva della stagione. La Figc, però, non è d’accordo ed ecco perché tutto è stato ulteriormente rinviato al prossimo Consiglio federale. L’attesa rischierebbe pure di essere più lunga del previsto, se è vero che il Consiglio potrebbe non essere convocato non il 3 ma l’8 giugno. Un’altra incognita tra le tante, troppe, legate alla ripartenza, tali da tenere al momento “paralizzate” quasi tutte le società comprese Modena e Carpi. Con l’indicazione della Figc di studiare il modo più opportuno per assegnare sul campo almeno i verdetti tanto contestati, il direttivo di Lega Pro deve continuare a lavorare. Nella riunione di ieri, a cui ha presenziato anche il presidente della Figc Gravina, si è scelto di proseguire sulla strada già tracciata: presentarsi al Consiglio federale con la richiesta che si giochino solo playoff su base volontaria e playout, assegnando la promozione diretta in C a Monza, Vicenza e Reggina e retrocedendo in D l’ultima in classifica di ciascun girone al momento dell’interruzione, le ultime tre nel caso del girone C per il margine di distacco troppo ampio nei confronti di quart’ultima e quint’ultima. Sarebbe stata anche ipotizzata la data di domenica 27 giugno per la ripartenza, cioè una sola settimana dopo serie A e B dove già gli allenamenti sono ripresi da un paio di settimane. La soluzione fa sorridere pochi e arrabbiare tanti, per cui servirà una forzatura della Figc per farla accettare. Solo il Consiglio federale potrà sciogliere le riserve. I problemi riguardano comunque gli aspetti più pratici: strutture inadeguate e costi eccessivi per far rispettare i protocolli sanitari attualmente previsti, responsabilità civile e penale a carico di medici sociali che in quasi tutti i casi non sono dipendenti diretti dei club ma hanno un’altra attività professionalità principale, giocatori da rimettere in forma dopo tre mesi di assenza dal campo e pure con il nodo dei contratti in scadenza il 30 giugno ancora ufficialmente da chiarire. La strada sembra più che in salita. —

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