Patrizi, medico del Carpi: «Se resta così mi dimetto»
«Lavoriamo nel calcio per passione e non siamo kamikaze: il protocollo è perfetto., ma insostenibile in C. Ho già avvertito Bonacini e Stefanelli».
La grana dei medici ha avuto risvolti anche in via Marx e gli effetti potrebbero vedersi tra qualche giorno. Sul tavolo del direttore generale Stefano Stefanelli, infatti, è arrivato ieri l’avviso di dimissioni di Giampiero Patrizi. Il medico sociale biancorosso le confermerà nel caso in cui venissero mantenute le prescrizioni contenute nel protocollo sanitario. Un gesto che verrà probabilmente emulato in queste ore da altri medici della categoria, così come era stato annunciato al presidente di Lega Francesco Ghirelli. «Il protocollo è rigoroso e scientificamente validissimo – ci ha detto Patrizi – e devo fare i miei complimenti al Prof. Zeppilli che era stato mio docente. Ma per essere valido e tutelare la salute degli atleti è molto impegnativo e presenta problemi organizzativi insormontabili. Come la presenza costante di un medico che avrebbe la responsabilità penale e civile di ogni fase del protocollo, dalle mascherine ai tamponi fino ai dispenser, e strutture di cui il 99 per cento delle società di Lega Pro non dispone». Proprio la natura della professione nella categoria rappresenta l’ostacolo principale: «In tutta la LegaPro, a differenza della Serie A, non ci sono figure mediche professionistiche che dedicano tutto il loro tempo ad una squadra. In caso di positività di un singolo soggetto, un medico dovrebbe abbandonare la sua attività per andare in ritiro. Nell’ultima assemblea dei 60 medici della C non ce ne fu uno che disse di essere in grado di farlo. Io e gli altri due colleghi dello staff del Carpi siamo impegnati nelle nostre attività professionali ospedaliere, cardiologiche per me, ortopediche per loro. Poi c’è la libera professione e a turno andiamo agli allenamenti del Carpi e ci dividiamo la presenza alle partite. Ma ci sono turnazioni ospedaliere che non si possono affrontare solo da un punto di vista economico». L’avviso di dimissioni non è un fulmine a ciel sereno: «Avevo anticipato a voce questa posizione alla società. In queste cose occorre essere rigorosissimi e per ottemperare alle disposizioni occorre essere attrezzati. Non possiamo applicare male il protocollo perché vorrebbe dire mettere a rischio la salute dei giocatori. Siamo tutti appassionati, ma non kamikaze». Poi c’è l’aspetto economico: «Io faccio il medico, ma ci sono costi insostenibili, soprattutto se consideriamo che molte delle proprietà sono di piccoli imprenditori che in questo momento possono essere in difficoltà». E il patron Bonacini? «Si è un po’ risentito ma ha capito che le motivazioni sono pregnanti». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google