Balotelli licenziato dal Brescia «Saltati troppi allenamenti»
Il presidente Cellino sceglie la linea dura, ma Supermario contesta la decisione L’entourage del centravanti: «Prima deve pronunciarsi il Collegio arbitrale»
MILANO
L’avvio dell’Europeo era programmato per il 12 giugno, appuntamento che lo aveva spinto a tornare in Italia a caccia di una maglia azzurra, con il suo primo maestro Roberto Mancini. Invece l’Europeo non ci sarà, rinviato di un anno a causa del Covid-19. E Mario Balotelli, in meno di dieci mesi, è già arrivato al capolinea della sua avventura teoricamente più romantica: quella col Brescia, la squadra della sua città, con l’appartamento vista stadio Rigamonti, la famiglia, gli amici e i ricordi dei primi calci all’oratorio di Mompiano.
Tutto bruciato in meno di una stagione. Da una storia a lieto fine alle vie legali. Massimo Cellino ha deciso di chiedere al Collegio arbitrale di pronunciare la risoluzione del contratto di Balotelli per inadempimento, legato alle ultime assenze dagli allenamenti della squadra. Il Brescia ha già nominato il suo arbitro. A breve lo farà Mario.
Ma l’entourage del centravanti contesta con forza le prime ricostruzioni: non è giusto parlare di licenziamento per giusta causa. Bisogna aspettare la decisione del Collegio arbitrale. Il contratto di Balotelli è ancora in essere, non è stato interrotto. Al punto che Mario mercoledì si presenterà regolarmente agli allenamenti perché è ancora a tutti gli effetti un giocatore del Brescia.
L’ex di Inter e Milan aspetterà che finiscano i sei giorni di malattia per gastroenterite, l’ultimo casus belli con il Brescia. E poi tornerà al campo. Ma per Cellino il discorso è abbondantemente chiuso: «Ho già perso troppo tempo e troppa salute con questa persona».
Il clima si era rovinato già da alcuni mesi. La storia tra Balotelli e il Brescia non era stata un idillio fin dall’autunno, quando erano iniziate le prime incomprensioni, amplificate dai risultati deludenti: la squadra ultima in classifica, Mario raramente decisivo (appena 5 gol segnati) e la consueta girandola di allenatori, tipica delle squadre di Cellino, passato da Corini a Grosso poi ancora a Corini fino a Diego Lopez. Intanto, l’atteggiamento di Balotelli in allenamento non è sempre ideale: a novembre Grosso lo allontana a metà di una seduta. Poi lo stop del campionato fa peggiorare la situazione. Cellino si schiera apertamente contro la ripresa.
Quando ricominciano le sedute individuali, Mario salta alcuni allenamenti rivendicando che si tratta di lavori facoltativi. Per il club è lontano dal peso forma. Ma già da tempo, secondo chi è vicino al giocatore, Cellino voleva arrivare alla risoluzione consensuale con l’attaccante, titolare di un ingaggio pesante per il Brescia: da 1,5 milioni a salire nei prossimi anni.
Balotelli, però, non accetta di trovare un accordo per lasciare la squadra della sua città. E non dimentica la frase di Cellino – «Balotelli è nero e sta lavorando per sbiancarsi» – pronunciata sette mesi fa, dopo un’esclusione del numero 45 dalla lista dei convocati. Per Mario, sempre attento alla lotta al razzismo, quella resta una ferita aperta.
La situazione precipita negli ultimi giorni con il certificato di malattia di sei giorni che spinge Cellino a chiedere la risoluzione unilaterale. La partita, però, non è finita, ora giudica il Collegio arbitrale. E Mario non si considera ancora fuori dal Brescia. Appuntamento a mercoledì. Di sicuro ormai non c’è più nulla di romantico. —
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