Sanguanini: «Protocollo Figc lodevole nelle intenzioni, ma di fatto è inapplicabile»
L’esperto dirigente del Crer sulle norme imposte per la ripresa: «Impiantistica e responsabile sanitario sono due muri invalicabili»
“Il protocollo della FIGC per la ripresa dell’attività calcistica giovanile e dilettantistica? Comprensibile nelle intenzioni, ma di fatto pressoché inapplicabile”. Non usa troppi giri di parole il vicepresidente del comitato dell’Emilia Romagna Dorindo Sanguanini nel valutare l’insieme di norme messe a punto in vista della ripresa degli allenamenti da parte delle società calcistiche minori, settore giovanile compreso, sulla carta possibile dal prossimo 15 giugno (ma che per ovvi motivi sarà rinviata a fine estate in preparazione alla prossima stagione agonistica). Al momento dell’uscita delle corrispondenti prescrizioni per il calcio professionistico, il mondo dei Dilettanti aveva immediatamente invocato per sé un protocollo ad hoc meno rigido. In effetti, qualcosa rispetto a Serie A e compagnia è naturalmente cambiato (misurazione della temperatura non al campo ma a casa con successiva autocertificazione, nessun obbligo di un medico presente agli allenamenti, sostituzione del medico per le (quasi tutte) società che non ne dispongono con un “responsabile sanitario”), ma secondo Sanguanini non abbastanza per consentire a tutte le società di poter davvero ripartire. “L’intento alla base di questo protocollo – commenta il modenese numero 2 del Crer – è condivisibile in termini di massima tutela della sicurezza e delle garanzie. Al tempo stesso, però, dobbiamo sperare che da qui a fine agosto la situazione del contagio arrivi in prossimità del rischio zero e non ci sia bisogno di applicarlo, o comunque lo si possa semplificare, perché così com’è mi sembra davvero complesso e di difficile attuazione. Le criticità maggiori? La figura del responsabile sanitario e tutto il discorso legato all’impiantistica. Per quanto riguarda il primo aspetto, innanzitutto non sarà facile reperire tra i dirigenti o i tecnici di una società una figura del genere, e anche qualora la si trovi esigerà ovviamente un riconoscimento per le responsablità che si accolla. Poi c’è il secondo fattore, che si scontra con la cronica carenza di campi e spogliatoi di molte società che rende pressochè impossibile la rigida separazione tra i gruppi-squadra. Fossero tutte come il Colorno cui ho fatto di recente visita, con tre campi sintetici, tre in erba, spogliatoi a volontà…, non a caso quello è un Centro Federale. La realtà diffusa è però ben diversa, e già in mattinata (ieri nds) qualche presidente mi ha chiamato esprimendo le sue forti perplessità. Secondo me il 70/80% dei club rischierebbero di non partire”. Il problema degli spogliatoi piccoli o di numero limitato potrebbe indubbiamente essere risolto alla empirica maniera del “doccia a casa” (come peraltro prima dell’apertura agli allenamenti di gruppo hanno fatto anche i giocatori del Sassuolo…), che però non convince Sanguanini: “alla prima giornata un po’ fresca o di forte vento, specie i bambini e i ragazzini più piccoli avrebbero sicuramente più probabilità di ammalarsi di qualcos’altro che non del Covid…”. E tutto ciò di cui parliamo, ricordiamolo, riguarda semplicemente gli allenamenti, perchè non prevede il contatto. Da qui a giocare delle partite, dunque, il passo è ancora lungo… —
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